LLoyd thinks... Un uomo che beve soltanto acqua
ha qualcosa da nascondere
ai suoi simili.
Tratto da " Il poema dell'hashish " Charles Baudelaire
A noi ci sembrò... quell'epoca là era un po' come il social forum è oggi.
In quanto a coraggio ce ne voleva, ma non credere che si fosse tutti coraggiosi.
Soltanto si dovette scegliere fra: scegliere la parte dell'avversario... ragazzi come noi avevamo vent'anni e non avevamo mai conosciuto la libertà perchè ce l'avevano tolta... e quando ci dissero di andare in montagna e sconfiggere i fascisti perchè così l'avremmo riacquistata si diventò leoni, anche quelli che erano pecore... e si scelse quella strada.
Siamo nel duemila e questi cialtroni vengono a dirci: "Ma insomma, si potrebbe anche vedere di riconoscere anche a noi dei meriti"... Quali meriti?
Lì si trattava di stare o dalla parte degli occupanti, che avevano come metodo la violenza, l'intolleranza, la prepotenza... e se vincevano loro, stasera qui voi non c'eravate. Perchè se vincevano loro, vinceva Hitler e quello non "intendeva scherzi"... faceva il pulito. In sei settimane lo fece in mezz'Europa.
Si direbbe, "e quegli altri che ci stavano a fare?". Cercarono di opporsi.
Ma il fatto è che i popoli... noi abbiamo un personaggio che più cretino non potrebbe essere, ma ha tanti miliardi... per cui bisogna stare attenti a dire che è un cretino.
Perchè oggi spesso e volentieri si misura il valore dell'uomo secondo i quattrini che ha in tasca. Per noi partigiani, il nostro valore, era di non averne nemmeno uno, così eravamo sicuri che il nostro istinto era di battersi per gli altri e per noi. Perchè se cominci a mettere i quattrini in tasca alla gente, spacchi tutto. Perchè chi ne ha di più ha più democrazia di quanta ne hai tu, e di libertà, perchè se la conquista... la paga!
Per non farvela più lunga del necessario e per non "rimanervi sui coglioni", io vi posso dire una cosa, che magari il mondo sta andando come va... (ma) vorrei avere l'età vostra, e vorrei avere lo spirito che hai tu... perchè quando ho visto quei ragazzi a Firenze... a cui chiusero i negozi in faccia, da parte di questi due "grullarelli" che avevano quattro soldi... quei ragazzi che venivano a battersi per loro... perchè se non fossero venuti a battersi per la pace e fossero invece venuti a sostenere la guerra... mi devi dire che cazzo te ne facevi di un negozio nel "Triangolo d'oro"... che non respirano più dall'inquinamento che c'è...
allora...
vorrei essere voi, perchè i valori di chi si batte per la pace, per la solidarietà, per la concordia, per la cooperazione, sono così superiori alle cialtronaggini loro... tra uno che ha dei valori e li considera in cuor suo, e l'altro che ha il desiderio di valere internamente,, sai che differenza c'è? "Che se non è il tocco gl'è le quattro e mezzo!" (Se non è zuppa, è pan bagnato...), vinciamo noi... non c'è verso di perdere perchè è troppo grossa la superiorità!
Prendi la Palestina. Non riescono a farla finita... c'è un ragazzo di vent'anni che non ha acqua per lavarsi e l'altro che la butta via.... mi vengono a dire "è diventato kamikaze"... e noi cosa eravamo quando siamo diventati partigiani? Come lui!
Voglio dire, un mondo che non riesce a capire che se non levi l'ingiustizia, le guerre si moltiplicheranno tra di loro, perchè sono quelle che le producono... se non arrivi a capire questo... bisogna che vinca hi ha capito.. perchè è troppo superiore l'intelligenza di quest'ultimo!
Se ci fai caso, c'è tutto un passato che grida Condanna di fronte alle ingiustizie che nel Mondo sono andate sempre aumentando. Quando noi partigiani andammo in combattimento, non andammo mica perchè ci faceva piacere fare la guerra?! Noi andammo a combattere perchè finisse prima!
Noi partigiani cantavamo quando entrammo a Firenze (alla fine della guerra) da quella parte là.
"Per voi ragazze della via,
per voi future spose del domani,
per voi che siete tutta poesia,
e sorridete solo ai partigiani.
Quando l'Italia sarà liberata
ed i fascisti più non esisteranno,
la schiavitù sarà dimenticata
e ognuno al suo lavoro torneranno,
Ringraziando me che son tra quelli
che un giorno ci chiamarono ribelli."
Perchè a noi partigiani, ci chiamavano Ribelli e ci impiccavano se ci trovavano. Io sono del venticinque, renitente alla leva, e come me ne presero cinque e li fucilarono al Campo di Marte.
Senti i fascisti che valori che hanno:
"Mamma non piangere se c'è l'avanzata,
tuo figlio è forte e paura non ha
rasciuga il pianto della mia fidanzata
andiamo all'assalto o si vince o si muore."
Ma "cazzo che sei"! Cosa vai a vincere?
Gli avevano detto a questo qui, vai a difendere la tua terra. Il principe Corsini, (con la scusa) dell'arrivo della moglie non ha fatto un giorno di soldato, 'sto imbecille non aveva nemmeno l'orto a casa ed era andato a difendere la terra DI CHI?
Ci facevano incazzare.
Questi avevano due disgrazie. Perchè per essere fascisti bisogna che tu sia imbecille, perchè altrimenti non c'è verso che tu lo sia... questo per dire... ecco... non so se ve l'ho fatta lunga... ma m'è rimasto qui!
Quando ho visto il Social Forum e voi musicisti...
(Musicisti è na parola forte...)
Lascia fare! A me voi piacete... sarà perchè da piccino ero stonato...preferivano che piangessi prima di sentirmi cantare... per quanto ero stonato...
Facevo per dirti, che è stato un sollievo per i partigiani venirvi incontro. Dio maiale c'è voluto il duemila per risentire la "Bella ciao"... Santoro era stonato quella sera... però... voglio dire...
Quello che mi fa rabbia è quando vedo che qualche mio compagno me lo hanno impiccato...
Nei casini s'erano rintanati i Franchi Tiratori, e facevano i cecchini. Quelle povere donne le avevano messe da una parte e loro sparavano da dentro. Quando si presero "non gli si pagò mica da bere a questi qui"?? E ora tutti gli anni vanno a Trespiano (il cimitero di Firenze, ndr) a commemorarli.
E possono andare anche a Trespiano... tanto...
Perchè bisogna avere pietà per chi è sotto terra. Ma non puoi mica mettere uno come me, uguale ad un Repubblichino, ad un brigatista nero! Quando eravamo vivi, eravamo due cose ben diverse!
Il fatto che cerchino di ingannare la gente su questo fatto, è servito a due o tre cose. Noi abbiamo tenuto il MSI fuori dall'arco costituzionale, e ce l'abbiamo tenuto mezzo secolo. Poi è arrivato il signor Berlusconi, li ha sdoganati, sono andati a Fiuggi con tre bottiglie di acqua minerale sulla tavola e gli hanno detto: "Noi fascisti non lo siamo più."
Quelli lo sono più di prima. Hanno un DNA addosso che non glielo levi! Hanno un virus tutto particolare!
E infatti eccoli!
Io non so che succederà, ma qui c'è Forza Nuova che ha detto che a Firenze si farà rivedere... è intenzionata male... bisogna stare attenti... specialmente i ragazzi dei centri sociali bisogna che stiano attenti.
Perchè non c'era bisogno di ammazzare un ragazzo di vent'anni là a Genova! Il signor Fini ha voluto il morto per impaurire la gente perchè VOI non tornaste più nelle piazze! E gli è andata male, gli si è rovesciata la frittata perchè gli si è risposto con tre milioni di persone in piazza.
Ma se non si fosse chiuso il 2002 con quei milioni di persone... come voi... tu dici "Non siamo dei veri musicisti"... NON IMPORTA! L'importante è che voi c'eravate!... e se fossero riusciti veramente ad impaurire la gente, allora vedevi che fine facevamo noi!
Perchè la nostra Costituzione, è inutile che il signor Fini ci voglia mettere la mani. La nostra Costituzione è intoccabile! Perchè quella Carta, la Costituzione, l'hanno scritta uomini con vent'anni di galera fascista sul groppone! Quando l'hanno scritta sono stati attenti che questi non tornassero più.
E poi hanno avuto anche l'intelligenza di dire: "Ma fra cinquant'anni il mondo sarà questo?" Infatti non lo è!
L'elettronica, la telematica, l'informatica, la computerizzazione... ragazzi!... io non vi riconosco più!
Ma sono stati tanto intelligenti da piazzare un 138 e ti hanno detto: Senti cosino! Se questa Costituzione, di fronte ad un mondo che cambierà, non sarà più rispondente alla logica secondo cui noi abbiamo inteso farla, tu prendi questo articolino e la modifichi laddove non risponde più ad una realtà che (nel frattempo, ndr) sarà modificata. Ma le sue fondamenta, le sue radici le lasci intatte!! Perchè questa Costituzione è stata scritta con il sangue della gente che ha dato la vita perchè la si potesse avere!
E questi... tutti i giorni...
Poi c'è anche qualcuno di sinistra che, anche lui, ha levato un po' di sporco dalla faccia dei fascisti.
Quando uno mi dice "Si, insomma... poverini... erano patrioti."
Patrioti? Patrioti di che?
Questi facevano la spia ai tedeschi! E facevano arrestare l'ebreo, e facevano arrestare il partigiano, e sapevano di farli ammazzare! L'hanno fatto per amor di patria? Te lo dico io perchè l'hanno fatto!
Io andai a fare il partigiano in montagna, senza un soldo e non sapevo che fine facevo! Questi, bellini, andavano vestiti in divisa, avevano le loro ragazze e guadagnavano discretamente. Lo hanno fatto perchè da quest'altra parte non si rischiava nulla e si stava benino!
Noi a Firenze avevamo Potente come comandante. Loro avevano il Carità, che era un assassino, un criminale! Noi non avevamo la villa Triste dove si torturavano i fascisti! Noi quando ammazzavamo i fascisti li guardavamo in faccia! Capito qual'è la loro vigliaccheria?... ma poi non cambieranno mai.
.: Anche un polittico duecentesco rende tutto relativo... :.
Ci sono cose che la religione non può e non sarebbe in grado di spiegare, ma il dubbio mi attanaglia le viscere!
Dunque, mi spiego:
SE
Torno a casa alle sette di mattina come un bravo lavoratore
Dormo sperando che i lavori in corso del palazzo accanto non mi costringano ad una "notte" insonne
Mi sveglio con il primo pensiero di dare un bacio alla persona che amo
Mi alzo per portarmi il caffè a letto
Controllo la posta e leggo l'Ansa
Comincio a studiare dopo aver fatto la lista della spesa
Comincio a pensare a cosa cucinare per pranzo
Mi ricordo che anche stasera lavoro e quindi mi devo organizzare quello che mi serve per la notte
Esco per andare a fare la spesa
E passare in lavanderia
Mi curo il collo che mi sta torturando
Penso a quanti giorni mancano e strappo petali di margherite al grido di "MAMANONMAMA!"
Studio ancora un po' sperando che qualcosa si fissi nel cervello
Con lo sputo o senza
Mi preparo la cena
Mi stiro la camicia
Mi preparo un caffè per ora e uno da portare al lavoro
Penso che al lavoro c'è molto da fare
Cerco di non pensare che al lavoro c'è molto da fare
Ed esco per andare a lavorare....
ORA
Se in questa sequela di comportamenti alternativamente maschili e femminili, propensioni alla riflessione di stampo "Gentil sesso" e faticate notturne di stampo "Operaio Termini Imerese", camicie da stirare e preoccupazioni contabili, romanticherie "Cippa lippa" e bestemmioni "Scania-Style"...
IO
Mi faccio una PUGNETTA prima di addormentarmi... sto esercitando il mio diritto ad un sano rapporto di coppia con me stesso o sono solo un onanista peccatore che Dio punirà???
.: “Algo que não esqueço foi uma ocasião em que um fã se abaixou e me beijou os pés.
Saindo com lágrimas nos olhos.”:. Carmen Miranda
ovvero
.: Je t'aime à mourir :.
Francis Cabrel
Tanti tanti tanti anni fa, ho conosciuto una canzone.
Per tanti tanti tanti anni, non ho fatto altro che immaginare questa canzone nella mia vita.
E gli anni passano sempre, a volte passano lenti lenti, come treni in aperta campagna. Quei treni di tanti anni fa. Quelli che portavano perfino i sogni.
A volte li portavano a casa, a volte li portavano via... proprio come doveva essere.
In un film meraviglioso, purtroppo anche lui ormai vecchio di qualche anno, Leonardo Pieraccioni nascose in una scena a suo modo triste un segreto di Pulcinella...
"E lì alla stazione pensai che i treni sono fatti apposta per gli addii. Partono piano, lenti lenti, tu hai tutto il tempo per pensare a chi sta partendo."
Ma un segreto così conosciuto che sembrava quasi banale, finchè non ti capitava di pensarci di nuovo.
Per me quel treno non ha la classica forma di un toro di metallo...
Sembra più un gabbiano... con le ali, le hostess e tutto il resto...
Dei gabbiani di metallo.
Dei grandi gabbiani di metallo.
Dentro ci volano perfino i sogni.
A volte li portano a casa... a volte li portano a te.
Perdi o sossego quando te vi
foi coisa de pouco, apenas do istante
seus olhos nos meus
meu ver em você.
Perdi o sossego quando te vi
foi coisa de louco, a mais importante.
E foi uma promessa.
Meu unico bem.
Espero que hoje seja como vc imaginou. Espero que hoje seja sempre nós. Espero... mas no fundo da alma jà sei que é assim.
..
Francis Cabrel
Moi je n'étais rien
Mais voilà qu'aujourd'hui
Je suis le gardien
Du sommeil de ses nuits
Je l'aime à mourir
Vous pouvez détruire
Tout ce qu'il vous plaira
Elle n'aura qu'à ouvrir
L'espace de ses bras
Pour tout reconstruire (bis)
Je l'aime à mourir
Elle a gommé les chiffres
Des horloges du quartier
Elle a fait de ma vie
Des cocottes en papier
Des éclats de rires
Elle a bâti des ponts
Entre nous et le ciel
Et nous les traversons
À chaque fois qu'elle
Ne veut pas dormir (bis)
Je l'aime à mourir
Elle a dû faire toutes les guerres
Pour être si forte aujourd'hui
Elle a dû faire toutes les guerres
De la vie, et l'amour aussi
Elle vit de son mieux
Son rêve d'opaline
Elle danse au milieu
Des forêts qu'elle dessine
Je l'aime à mourir
Elle porte des rubans
Qu'elle laisse s'envoler
Elle me chante souvent
Que j'ai tort d'essayer
De les retenir (bis)
Je l'aime à mourir
Pour monter dans sa grotte
Cachée sous les toits
Je dois clouer des notes
À mes sabots de bois
Je l'aime à mourir
Je dois juste m'asseoir
Je ne dois pas parler
Je ne dois rien vouloir
Je dois juste essayer
De lui appartenir (bis)
Je l'aime à mourir
.: L'essere orgogliosi della propria cultura è la peggiore forma d'ignoranza :.
Jeremy Taylor (1613 - 1667) Teologo Britannico
Il momento è negativo.
Non ci si può abituare.
Non ci si deve abituare.
Io, rinnego.
Non me la prendo neanche con queste due cretine, il problema non sono loro, e non venite a rompere le palle con la storia che ogni tanto bisogna farsi due risate.
Per farsi due risate e divertirsi bisogna avere fatto qualcosa che ha richiesto la nostra serietà e concentrazione.
Niente di tutto questo è stato fatto. Niente di serio e concreto viene fatto in questo Paese.
Panem et circenses
E i miasmi che si sollevano da questa massa sudicia sono sempre gli stessi. Profumi, pochezze, ignoranti mignotte, viscidi bastardi.
Festa, farina e forca
E la forca si usa solo per chi alza la testa per vedere lo schifo. Un tapis roulant di immagini divertenti, e gli altoparlanti che indottrinano le masse acquose nelle scatole craniche.
Ammasso di liquame.
Fetida putrida feccia.
Italia.
Tempo presente.
Angela Fiore & Raffaella
- Ci piace macho -
No, non mi piace così , troppo scontato
sarrà nu buon guaglion anche educato
voglio un bastardo perfetto
ca s mett a dispiett p m fa annammurà
si, anche io lo voglio così
ci vuole un tipo ca c'adda fa murì
sfacciato e poco corretto
con un fisico a mostr pe ce fa ascì a mpazzì
Ci piace macho
sempre abbronzato pelle color cioccolato
col tatuaggio ngopp o braccio palestrato
con il capello un pò fonato un'aspirante tronista comm e dint a tv
Ci piace macho
da cap o per adda vestì tutto firmato
camicia aperta e pettorale depilato
bello e dannato come un divo l'uokkj kin e malizia e senza troppi tabuuuu
Si, può sembrare anche poco normale
io voglio un tipo che mi faccia star male
ca si m guard int a l'uokkj
quas quas m'abbokk senza mank parlà
si, qui ci vuole un ragazzo speciale
c vo nu tip d'attrazione fatale
uno col sangue bollente
orekkino brillante ca ce piac e ballààà
Ci piace macho
sempre abbronzato pelle color cioccolato
col tatuaggio ngopp o braccio palestrato
con il capello un pò fonato un'aspirante tronista comm e dint a tv
Ci piace macho
da cap o per adda vestì tutto firmato
camicia aperta e pettorale depilato
bello e dannato come un divo l'uokkj chin e malizia e senza troppi tabuuuu...!!
Un altro giudice è stato ammazzato
gli sciacalli sono là urlano sfida allo stato
quella indignazione fottuto disgusto
è qualcosa di già visto è sangue di Cristo questa nuova ipocrisia sulle spalle della gente
che lavora tutta la vita e dopo muore e non sa niente ma rischiara la mente e sale prepotente
un odio dritto nel cuore gela il sangue nelle vene
e penso al 12 dicembre ’69
allo stato delle stragi allo stato delle trame
e non ridono più tutti quei morti ammazzati
dai proiettili vaganti o dagli sbirri infiltrati
e mentre sono in una piazza circondato dalla gente sento dentro di me cosa dev’essere il niente
e mi assale prepotente un’assordante rumore
sempre più distintamente sento battere un cuore
ma mi sfugge il suo corpo è sfocato il suo sorriso
Auro è vivo nel mio cuore ma l’hanno ucciso in quest’Italia bastarda di galera e fritti misti
dove sei uno di loro oppure non esisti
rit. Io odio
perché sfruttati si nasce magari ci si diventa
io odio
è un fatto di appartenenza
Baghdad 1991 lo spettacolo è finito ma nel vento io sento
il dolore lancinante di una madre claudicante
che cerca suo figlio una speranza un appiglio
ma è notte profonda laggiù in medioriente
c’è un silenzio di tomba nessuno sa niente
grida uomo in Palestina, è ininfluente
non ha orecchie l’occidente, non sente
il dolore di una terra stuprata dagli anfibi della N.A.T.O.
e riecheggia ancora nella grande vallata
il boato di uno sparo e una freccia spezzata insegna la dignità di una vita stroncata
che nessun invasore ha mai visto piegata
ed è fiero lo sguardo del mio fratello africano
con la sua terra nel cuore e quella zappa in mano
ma lì il sole è così forte che risplende la notte
rit. Io odio
perché sfruttati si nasce magari ci si diventa
io odio
è un fatto di appartenenza
E mi appartengono i morti nelle stragi di stato
assassinati perché ho un passato non vengo dal nulla
oggi come ieri guerriglieri in sella
bombe e galere e la storia è sempre quella
non è cambiato niente e mi appartiene la lotta della gente
contro quella mente che là spara apertamente
e qua mi ammazza vivo putrefatto e contento
e sono solo uno zero in un assegno circolare
per i miei padroni sono il prezzo da pagare sono la garanzia che c’è la democrazia
ma vogliono che io stia nella mia bella corsia che se si accende la spia arriva la polizia
e poi mi sparano a vista sono un fottuto terrorista
e la mia vita vale meno di una busta vuota
trascinata dal vento in una strada desolata
rit. Io odio
perché sfruttati si nasce magari ci si diventa
io odio
è un fatto di appartenenza
E tutti quei fottuti sorrisi beffardi dico
migliaia di miliardi spesi in carceri speciali
fottuti maiali bastardi a caccia il giorno e la notte
e ricordo quelle botte che fanno molto male all’orgoglio
alla dignità di un uomo negata da un foglio capi d’accusa tutti ancora da provare
e qualcuno perfavore mi spieghi perché
lui mi può ridere in faccia e può giocare con me e il mio futuro è un presente senza troppi perché
è la fottuta realtà ed è proprio quello che siamo
non lo scegliamo attento è sopravvivenza
è odio un fatto di appartenenza vi odio è un fatto di appartenenza
Tu mi piaci... questa è l'attitudine mia, di cantare, cantare per te. Io ti adoro, a me piace tutto di te. Sono pazzo, e lo sono di te.
Ed anche se ci sei, vorrei tu fossi qui, e quando te ne vai, sei ancora qui con me, perchè sei bella da morire, e nulla al mondo mai ci dividerà.
Sei l'aurora, sei l'arcobaleno per me, e pur di averti, io t'inventerei! Oh... (Figaro qua, Figaro là, sono un barbiere di qualità, la, la, la, la.)
A volte io vorrei ti allontanassi per godere in quel momento quando tu ritornerai, sentire quella gioia come un bimbo che oggi a scuola non andrà.
Ed una vita no, bastare non mi può, per dirti tutto ciò che vibra nel mio cuor. Ma in tre minuti di questa arietta ti convincerò che sei tutto per me.
Ti adoro, e non so spiegarti il perché. Vivo bene, se tu sei con me. Sei luce quando è buio dentro di me, sei calore nel freddo che c'è.
(Ho capito che d'amore a volte poi si muore, soprattuto che l'effetto più importante è nel rispetto) nella voglia di partire, nella gioia di tornare, nell'istinto primordiale di riuscire ad amare. Oh... Tu sei luce quando è buio dentro di me, sei calore nel freddo che c'è.
.: Il mio giorno comincia quando posso ascoltare il suono della tua voce :.
Ore 7. 52 AM - Rio de Janeiro
Aspettarti.
Ascoltando in silenzio i rumori di Rio che si sveglia.
Dal microfono orientato sul tuo mondo mi arrivano suoni e silenzi che hanno il sapore di qualcosa di buono.
Il rumore delle auto.
Un clacson che richiama l'attenzione e forse saluta.
O insulta.
O canta.
O chissà.
Il suono del televisore acceso su un telegiornale che racconta il passato. Che strano, pensavo... non ci avevo mai fatto caso.
I telegiornali raccontano sempre e solo il passato. E sono credibili.
I maghi prevedono il futuro. E sono dei pagliacci.
Chissà che per una volta non valga la pena ascoltare loro. Chissà che il problema non sia tutto qui. Che viviamo in un mondo che ci sembra brutto perchè camminiamo in avanti, avanzando di spalle.
Magari una volta tanto a forza di pensare che sarà una bellissima giornata, può anche andare a finire che sarà davvero una bellissima giornata.
Ti vedo entrare ed uscire dalla tua stanza, mentre sono qui a guardare il monitor di un pc.
Meno male che c'è Skype. L'aereo più piccolo del mondo. L'applicazione prematura del teletrasporto.
Il tuo deodorante spray che sibila dopo la doccia.
Le ante dell'armadio che si aprono come fosse un film horror, e che custodiscono tutte le tue ali suddivise per colore.
Si sente anche un uccellino che canta. L'unico essere sul pianeta che riesce a regalare allegria dalla sua prigionia.
I tuoi passi. I sandali di cuoio che mi ricordano ancora una volta che lì dove vivi ci sono 40 gradi all'ombra se va bene... altrimenti si scala ancora un pò il termometro.
E se metti una felpa vuol dire che è inverno pieno.
Sento un cane che abbaia. Sarà sveglio da un po'. Il tuo profumo copre per un attimo il suo latrato.
Poi ricomincia.
E io non lo sento già più, impegnato come sono a desiderare di sentire quel profumo anche su di me.
Passa un autobus. Non capirò mai come fanno i carioca a sapere quale prendere. Ce ne sono migliaia. Alcuni che fanno le stesse identiche fermate. Solo che le compagnie sono diverse. Sono praticamente tutti privati. La migliore forma di libero mercato. O la sua più evidente forma di allucinazione.
Sento la spazzola tra i capelli... e il fermaglio che li terrà uniti tutto il giorno.
Mi arriva il rumore di mille click. Mille piccoli oggetti che si chiudono. Il rumore che fa il lucida-labbra quando lo chiudi. "Quel" click. Ripetuto all'infinito.
Solo che tu non usi nè rossetto nè lucida-labbra. Riesci ad essere bella senza bisogno di niente. NIENTE.
E allora non capisco che cazzo stai clickeccando così tanto! Un altro dei tuoi misteri. Un'altra delle magie che mi fanno pensare che non sei di questo mondo.
Canticchi una canzone.
L'ho ascoltata proprio stanotte.
Il fruscìo costante del microfono aperto amplifica la sensazione di vedere un film in presa diretta.
Scompari dal video. Ma so dove sei. Conosco quella casa e sento rumori che arrivano dalla cucina.
Stai prendendo la tua tazza di caffè. Lo so.
È la sensazione più bella che ho provato in vita mia. La sensazione di essere lì con te.
Mi guardi. Abbiamo parlato fino ad ora, tra un suono e l'altro. Ora non serve più dirsi molte cose. Non a quest'ora almeno.
Sono le 9 meno un quarto. Qui quasi mezzogiorno.
Indossi l'orologio, la clip si chiude. Stai per uscire.
Ancora un rumore. Quello delle chiavi che si tuffano nella borsa.
Mi guardi.
So che stiamo per chiudere. Riprenderemo tra mezz'ora, il tempo che ci metterai per andare al lavoro. Io oggi riposo. Ho già dato ieri e mi preparo per domani. Come ogni mattina, ti sveglierò ancora. Mio padre e mia madre non ci crederebbero che IO sveglio qualcuno. Ma non avranno bisogno di ricredersi. Perchè sanno benissimo che sarei disposto a fare qualunque sacrificio pur di seguire i miei sogni.
L'ultimo suono reale.
"Te amo."
L'ultimissimo rumore non mi arriverà. Quello potrò solo immaginarlo.
La porta che si chiude alle tue spalle e tu che esci a conquistare il pianeta.
Ci incontriamo all'ora di pranzo. Solito posto. Solite armi. Soliti noi.
.: Ognuno è come il cielo lo ha fatto, e spesso molto peggio. :. El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de La Mancha
Honorè Daumier - Don Quixote e Sancho Panza
Esiste una storia spagnola che parla di eroi.
Esiste una storia spagnola che parla della più grande arrampicata sugli specchi che un essere abbia mai intrapreso.
Non è l'unica, ma con certezza è la più fraintesa.
E credo sia arrivato il momento di rimetterla in pari con i suoi conti in sospeso.
Restituirle la dignità di essere attuale oltre ogni immaginazione. E nemmeno attuale... ma costante.
La costante ripetizione di uno specifico istante nella vita di ogni essere umano.
Miguel de Cervantes fu un autore prolifico e partecipe. Membro volente di una grande stagione della letteratura spagnola, quella del Siglo de Oro, al fianco serrato di un intramontabile Calderón de la Barca e di un mostro come Lope de Vega.
Fu picaro più dei suoi romanzi. Fu arguto più dei suoi seguaci.
Combattè la Battaglia di Lepanto e non morì dei suoi onori. Difese la cristianità fino a realizzare che proprio difendendo l'indifendibile aveva compreso il più subdolo dei meccanismi di cinèsi del Mondo.
E da quel momento lo attaccò senza pietà.
Raccontò di come le idee cambiano la Realtà, attraverso la percezione di chi della Realtà si fida quanto basta per renderlo un infinito gioco.
Dimostra con rigore scientifico quanto sia serio il problema di fondo dell'umanità, intesa come la caratteristica propria di essere degli esseri umani, non come categoria cui appartengono tutti gli uomini. La delusione di veder svanire tra i gorghi e le tempeste della Realtà, la propria immaginazione, la fantasia e quell'unico inarrivabile e meraviglioso sogno ideale cui consacrare tutta l'esistenza.
Il suo medium è l'Hidalgo Don Quixote.
L'Hidalgo per antonomasia è il figlio cadetto. Ma figlio cadetto in senso lato.
Hidalgo è una contrazione. La locuzione completa è "Hijo de algo", figlio di qualcuno.
E ognuno è figlio di qualcuno.
L'Hidalgo è chiunque.
E Don Quijote, o Don Quixote, o Don Chischiotte... a seconda della lingua usata e del punto di vista che si assume (Attenzione!... è proprio questo il senso del romanzo.)... è l'Hidalgo.
Figlio di qualcuno.
Figlio del Tempo in ogni tempo.
Don Chischiotte è figlio eterno del tempo di chiunque.
Don Chischiotte è chiunque.
Chiunque abbia mai avuto il privilegio di incontrare e sfidare a duello, nella propria vita, il cavaliere.
Ancora meglio se Errante.
L'illustre figlio letterario, attraverso la sua follia, sovverte l'ordine costituito prendendosi gioco di tutti. Con la sua perseveranza nel confondere sogno e realtà attraversa l'inconscio dell'essere umano, mettendosi in ridicolo e trascinando con sè chi di lui si fida: l'eterno Sancho Panza.
Sancho non era il più sveglio dei suoi consimili, tuttavia se ne elevava grazie ad una peculiarità che lo rendeva diverso tra gli uguali: la sua assoluta fiducia. Lo zelo nel seguire i vaneggiamenti del suo padrone, l'indissolubile certezza che ciò che allora necessitava era essere fedele ad una causa, per quanto folle potesse apparire, con il solo umano scopo di godere del privilegio di possedere qualcosa. Quell'isola che il suo cavaliere gli avrebbe dato in cambio solo della sua presenza, il simbolo del suo riscatto come uomo ed individuo.
E proprio la costanza di Sancho, il suo essere disincantato e cinico, ma allo stesso tempo molto lontano dal nuocere seriamente a chi gli è intorno, è la cifra che rimette perennemente in pari le velleità assurde del "Cavaliere dalla triste figura".
Eppure non è tutto qui.
È grazie al suo autore che il personaggio riscatta senza saperlo il diritto di ognuno ad avere un punto di vista che gli sia di aiuto per affrontare la realtà.
Ed è grazie al suo personaggio che Miguel de Cervantes riscatta l'idea di avere il diritto ad essere ricordato per la sua eroica umanità, più di quanto fossero celebrati ed esaltati gli eroi di carta dei romanzi del suo tempo.
Attraverso gli occhi di Don Quixote ognuno di noi riscatta la propria idea.
Ogni mulino è più di sè stesso. Ogni contadina più di una donna, ogni osteria più di un castello (è un "meraviglioso" castello!), ogni gregge più di un esercito. Ogni cosa è e può essere più di sè stessa se suffragata da un'idea.
Dulcinea del Toboso per prima, che non compare mai nel romanzo in carne e ossa, è l'idea. LA idea..
Ogni azione, pensiero, follia che la mente partorisce è frutto di un'interna locura. È il risultato di come ogni punto di vista sia valido per affrontare l'esistenza a proprio piacimento.
Viverla senza idee significa negarne il suo aspetto più vivo: la sua multiformità.
Si diffonde il criterio selettivo per cui urge, è necessario, è utile, conoscere in anticipo quale sarà il proprio obiettivo. La propria idea dominante. Da pensare e rinforzare in ogni momento, anche dormendo se necessario!
L'idea che domina, anche nel riposo.
Domina del riposo.
Dulcinea del Toboso.
La destinazione ultima, l'obiettivo finale della vita di chiunque.
Che a volte ha nome di donna.
Una donna lontana da me.
Ma sempre, indissolubilmente, al mio fianco.
Ricorda caro Sancho, chi vale di più, deve fare di più.
"Giace qui l'hidalgo forte che i più forti superò, e che pure nella morte la sua vita trionfò. Fu del mondo, ad ogni tratto, lo spavento e la paura; fu per lui la gran ventura morir savio e viver matto." .
.: Chi parte, sa da che cosa fugge... ma non sa che cosa cerca.:.
Lello Arena... Parafrasando Montaigne.
Ricomincio da tre.
Grazie Massimo.
ovvero
.: Una notte di nomi e cognomi :.
Dovrei scrivere un intervento lungo e serio sul mio viaggio in Brasile. Viaggio per cui sono riuscito a crearmi più nemici in venti giorni che in venti anni.
Ma per fortuna le maledizioni non sanno nuotare. L'ho scoperto proprio qualche settimana fa.
Finchè ero lì, testa a testa con quella splendida persona che mi dimostra ogni giorno quanto di meraviglioso ci sia sulla Terra, mi sentivo bene. Niente preoccupazioni, tanta voglia di fare, una forza provata molto di rado fino ad oggi.
A seguire, non mi hanno lasciato neanche il tempo di ritornare a casa.
Già a Lisbona ho avvertito un leggero pizzicore alla gola. A Roma avevo 38 e spiccioli di febbre.
Però me la sono cercata. Ho passato tutto il tempo ad aggiornare il mio status su Facebook facendoli impazzire! Hanno ragione i miei amici ad augurarmi febbre, malanni e tumulazioni precoci.
Dovrei, dicevo, scrivere un intervento lungo e serio su quanto visto, sentito, mangiato, bevuto, respirato e provato dall'altra parte del Mondo.
Non capivo perchè, ma fino ad oggi la voglia di mettermi "sul pezzo" non mi veniva. (E non mi è venuta! Per la cronaca!)
Poi stanotte ho capito dove era il problema. C'era una cosa che dovevo fare.
Dovevo trovare il finale di quella storia specifica. Un pizzico di ironia e di calibrata cattiveria che mi facesse chiudere in bellezza l'intero percorso. Mi mancava un pezzo. Oggi l'ho trovato.
Dovevo capire quale è il mio obiettivo. Quali sono i miei "Buoni propositi" per il 2009. Non ho espresso nessun desiderio e non ho olografato nessun testamento. Ma OGGI. Proprio oggi pomeriggio, parlando con una delle persone che stimo di più in questo lunghissimo soggiorno rinascimentale, ho avuto l'illuminazione.
Mi ha spiegato un paio di cosette che mi mancavano. Ho finito il puzzle. O meglio, ho finito le istruzioni. Ora posso cominciare a montare i pezzettini.
Prima di scrivere quello che da ormai quasi un mese avrei dovuto abbozzare, però, c'è un'altra operazione che devo svolgere.
Tirare le somme, a varie altezze cronologiche, della mia vita fino ad ora.
In altre parole, sottoporvi la mia Notte di nomi e cognomi.
Quando senti quella spinta improvvisa che ti porta verso il basso, o verso quello che a te sembra senza possibilità di errore essere il basso di qualcosa, non hai coscienza.
Non parlo di capacità di intendere quello che sta succedendo. Parlo esattamente di coscienza.
Non hai LA coscienza. Non ce l’hai ancora.
Devono passare pochi istanti, qualche secondo appena perché tu possa dare un nome a quella strana essenza che ti penetra il cervello sverginandolo. Peccato solo che, a partire da quel momento, dovranno passare diversi anni prima che tu possa padroneggiare, o almeno incominciare a padroneggiare quella caratteristica del tuo corpo. La coscienza appunto.
Quando nasci, sei senza coscienza. Nessuno intorno a te può spiegartelo, ma è così.
Passa il tempo, inizi a capire, a ricordare che capisci, a ricordare ciò che capisci e a non sapere che una volta incominciato, non smetterai mai. Soffrirai. Soffrirai e basta.
Soffri quando stai bene e soffri quando stai male. Poi soffrirai per quanto hai sofferto e per quanto sei stato bene. E allora comincerai a piangere, scoprendo un altro mistero che nessuno ti aveva mai spiegato: anche quando sei grande puoi piangere. Puoi piangere perché certe volte non hai scampo. Tutto passa. Tutto ciò che ti succede, nel bene e nel male, passa. Le ferite, i sorrisi, i ricordi belli, quelli brutti. Passa.
Puoi piangere. Ne hai il diritto. Ne hai il dovere.
E poi ci sono le notti.
Le notti, sono micidiali.
Ci sono delle notti che passano così, senza pensarci. Ti addormenti, chiudi gli occhi… il tuo cervello va in sospensione e ti svegli riposato ma non sai perché.
Poi ci sono le notti con il nome. Sono quelle che ti fanno addormentare con un pensiero in testa. Con la sensazione che ci sia qualcosa importante da ricordare. E te la ricordi. E ti stupisci di essere tanto vigile. Però poi passa il tempo, i minuti si accavallano, diventano enormi ore che ti inghiottono e sai che devi dormire perché domani si lavora, domani si studia, domani si bestemmia ancora una volta la vita.
Una volta Pietro, mio amico e genio a sua maniera, mi ha detto una frase che mi ha distrutto. Psicologicamente intendo. Non esiste il contrario di vita. Esiste la morte, ma è il contrario di nascita. Non di vita. È convinzione diffusa che i due termini vadano insieme, ma non corrisponde a verità. C’è un enorme fraintendimento.
Sono molti gli amici che ho avuto. Sono pochi quelli che continuo ad avere.
Per colpa di entrambi.
Matteo, metà della mia anima e compagno di certe sbronze che per ovvi motivi non ricordo, è il proprietario di un’altra perla di saggezza che vola basso. Un lancio teso dell’anima che colpisce dove fa più male. Esce allo scoperto come un cazzo di tirannosauro e fa paura.
Lui sostiene che essere infelici è parte normale della vita quotidiana. Essere infelici è uno stato di sospensione. Essere infelici è essere sospesi tra la felicità e il niente.
Credo che sia vero. Molto vero. Troppo vero.
Le ultime tra le notti, poi, sono le notti che hanno nome e cognome. Ecco, quelle sono un bad trip. Ma brutto veramente.
Le notti con nome e cognome sono il risultato di ciò che sei stato. Sono il racconto indiretto di come sei fatto. Parli, respiri, pensi, ridi, sbuffi, sputi, ringrazi, rutti, gesticoli, cammini, corri, bevi, mangi, ami, ascolti o semplicemente senti con le notti con nome e cognome.
E qui comincia questa storia, fatta solo di notti.
La prima volta è sempre traumatica, sei eccitato, non comprendi. Senti una pulsione, un leggero indurirsi che pian piano cresce. Poi esplodi.
Tocchi, lecchi, mordi… vorresti non finisse mai. Hai le mani che si avvinghiano a qualcosa che ancora non hai scoperto, il corpo si contorce come un bandy bandy australiano. Sei esattamente un bandy bandy. Bianco e nero. Senza grigio.
Se hai culo sei nel letto, se hai sfiga sei in macchina o in barca o in montagna o in ostello o in campeggio.
Non capisci, perché sei giovane e coglione. Ti spari tutta la sensazione giù nelle vene come la più subdola delle droghe. Hai una melodia che ti regge l’aureola e un’aureola che si sgretola sotto la perdita di innocenza.
Poi è estasi. Minuti profondi di estasi. Un po’ come quando per la prima volta fai l’amore, ma più lungo.
Perché io fino ad ora non stavo parlando di sesso.
Quello che si indurisce quando ti contorci nel letto è il midollo spinale. E la contorsione ce l’hai perché fa male. Vivere la prima delle notti con nome e cognome, anagrafica completa, è come fare l’amore. Ma è una sensazione che hai solo la prima volta e proprio come la prima volta, ce l’hai nelle vene adesso e tra poco non l’avrai più.
Quel calore che senti scoppiarti in testa come l’orgasmo che proverai, perché è più probabile che avrai prima la tua prima notte e poi la tua prima chiavata, ti piace.
È lungo, ti accompagna mentre ricordi il ricordo che hai. Un viso, una canzone, un sentore di esaltazione… tutto può essere parte della tua prima notte. Ma non te la ricorderai.
Puoi diventare così bravo da ricordare tante altre cose, ma la prima notte non te la puoi ricordare. Vedi arrivare un cucciolo di velociraptor, lo percepisci come pericoloso e innocuo allo stesso tempo. In fondo è piccolino, incazzato ma piccolino. Se gli assestassi un calcio bello forte lo ammazzeresti sul colpo e non avrebbe il tempo di fermarsi per guardarti ed emettere un solo suono. Perché quello che non sai è proprio questo. Quando il più piccolo dei ricordi fa capolino nella tua prima notte lo guardi come un cucciolo. È un cosino strano e affamato, gli daresti del latte se fosse un gattino, come i tuoi genitori ti lasciavano fare da piccolo, ma ora i tuoi genitori non ci sono. In compenso ci sono i suoi.
Basta un attimo, giusto il tempo di fermarsi a guardarti. Tu gli daresti il latte, lui vuole la tua testa. Letteralmente.
Emette un fischio ad ultrasuoni. Tu non lo puoi percepire, perché non sei allenato, ma i suoi genitori si. E anche il suo branco.
Passa qualche secondo e te li vedi tutti lì davanti. I velociraptor erano alti circa due metri. Camminavano su due zampe dotate di artiglio e lo sapevano usare. Ne sa qualcosa il Protoceratops del Gobi. Che però il suo assassino se lo è portato nella tomba sfondandogli lo sterno con una testata. Il raptor gli aveva conficcato l’artiglio nello stomaco. Lo aveva aperto. In compenso l’altro lo aveva conciato per le feste colpendolo al tronco. Un colpo secco e il petto del raptor si è sgusciato.
Ma tu non sei un Protoceratops. Tu sei un uomo.
E quando un uomo è in mezzo ad un branco di raptors si caga addosso. Né più, né meno.
Ecco. Quella è la sensazione che provi quando avvisti il primo ricordo della tua prima notte.
Faresti meglio a leccare un francobollo di lsd. Vedi una cavalletta gigante robotica sul tuo braccio, cerchi di scacciarla e rischi di staccartelo.
Poi vai a casa, quando la cavalletta di guerre stellari se n’è volata in una dimensione parallela in cui non arriverai mai, e ti metti a letto.
Non puoi dormire. Perché sei fatto di acido e la testa non ha voglia nemmeno di provare a pensare. In compenso hai i sensi completamente aperti. Come una pompa di sentina in mezzo ad una mareggiata. Nel buio, in silenzio, incomincia l’incubo. La cavalletta era solo l’antipasto, ora arriva il bello. Ed è meglio se ti prepari.
Senti un peso sullo stomaco, ma un peso caldo. Arranchi cercando la luce e scopri, ma lo realizzerai solo dopo qualche ora, che nonostante l’istinto di sopravvivenza il cervello alle volte cerca l’autodistruzione. Accendi la luce ma già sai che ciò che vedrai non ti piacerà, eppure ti agiti per fare in fretta.
Quando la tua cameretta del cazzo, perché se sei fatto di acido la tua cameretta è un mondo di merda, si rischiara grazie al chiarore della lampadina ad incandescenza, ti accorgi che quello che vedi non è definito, e soprattutto non vorresti vederlo.
È un toro. Alto 35 centimetri. Incazzato come un toro, appunto, e ti sta caricando.
L’immaginario collettivo è quello di Paquirri. Il toro ti carica, si lancia, ti incorna l’inguine e tu muori in un’ambulanza cercando di arrivare all’ospedale. Che dista quasi quaranta chilometri.
E, ehi!, ti ci stanno portando a forza di braccia nell’ambulanza. E ogni sobbalzo è sangue che perdi.
Il toro ti guarda. Ti vede due volte più grande di lui, o meglio, di come ti vedrebbe un toro di sei quintali. Lui pesa solo dieci chili. Ringrazi Dio che non sia un longhorn. Perché quelle bestie arrivano anche a 16 quintali. E hanno corna di un metro. Secondo te perché si chiamano Long-Horn?
Li usano anche nei rodei, e non sempre chi cerca di stargli in sella ce la fa.
Quando muoiono, o li ammazzano, i miliardari texani gli staccano le corna e se le montano sul cofano del pickup.
Il torello che hai davanti è esattamente così. Ha la forma di uno spagnolo, è nervoso come un longhorn e se arriva a quel muso terrorizzato ti fa capire al volo cos’è un pickup.
Poi parte caricando.
Lo schivi un attimo prima di vedere rosso, il sangue, tuo, e si schianta nel pomello del letto.
Scomparendo.
Il rumore metallico ti fa voltare istintivamente verso il pomello. Ma il pomello non è maleducato. Si gira, gli compaiono gli occhi, i denti da It e inizia a ridere. E tu svieni.
Ti risvegli.
E giuri che non farai nemmeno la fila alla posta da questo momento. Così come non entrerai più in nessun negozio di filatelia. Ammesso che tu ci sia mai entrato. E che tu sappia cos’è.
Tutto questo, garantito, è meglio della notte con nome e cognome.
Nelle notti con nome e cognome ti ricordi tutto. Il problema di fondo è che te lo ricordi tutto insieme e l’unico sistema per fare in fretta ad archiviare i ricordi man mano che ti si parano davanti è appunto dargli nome e cognome.
Vedi la tua prima sberla, quella che ti è arrivata sulla guanciotta pacioccosa la prima volta che hai fatto una puttanata. Parte integrante del dolore che provi è l’associazione di idee: puttanata – paccaro. Paccaro – dolore. Ma tanto però.
Da quel momento cresci sano. Perché gli psicoterapeuti hanno rotto i coglioni e un calcio nel culo a tuo figlio glielo devi dare. Non sempre, perché sennò sei solo stronzo. Di tanto in tanto. Giusto per ribadire il concetto “Questa è casa mia e qua dentro comando io. Sono il padre, tu sei il figlio (o la puoi mettere sul più patetico Io Tarzan, tu Jane), io ti dico cosa fare, tu lo fai e zitto. Se pensi sia ingiusto, ne parliamo. Ma l’ultima parola la dico io.”
L’alternativa è quella di trovarsi alla periferia di Torino, in ciabatte, mutanda larga e canottiera a costine, con la retina in testa, affacciato alla finestra grigia di un appartamento grigio in un quartiere grigio, a fissare il muro del casermone di fronte che ha il colore di tutto il resto fumando N80.
Tua moglie in cucina a sgrassare sempre la stessa caldaietta della caffettiera che ti prepara il caffè la mattina. Per inciso l’emozione più forte che provi da vent’anni. Tua figlia è in camera sua a guardare il poster del tronista di turno e non fare un cazzo come al solito, tuo figlio è in giro con gli amici. Figli di altri come te.
Probabilmente si fanno passare la noia. A troie, a fumare una cannetta, a bere un caffè borghetti e forse, dico forse, preparare gli striscioni per lo stadio la domenica. Ogni domenica.
E forse preparare gli striscioni è l’unica cosa che veramente ha un senso socializzante.
Almeno condividi un’idea. Quelle che tu dalla finestra non vedi più per colpa tua. Le hai perse nel buio della tua coscienza. Quella che da bambino non avevi avuto per un istante.
Vedi il primo giorno di scuola. Quelle scale in legno dell’unica casa che hai veramente amato. Tu con il tuo grembiule blu e il fiocco rosa della prima elementare. Cominci da subito a vivere il distacco con le donne. Primo giorno di scuola, teso come i nervi del culo quando ti ferma la stradale, e ti mettono un fiocco rosa.
Quello è il segno che dovrai ricordare. Tu la tua occasione di diventare perfetto l’hai avuta. Avevi il fiocco rosa, potevi diventare una bambina, poi ragazza, poi donna e infine vecchia. A quel punto puoi anche morire, perché non te ne fregherebbe più nulla. Anzi, se sei veramente brava a incasinarti la vita potresti solo dover rimpiangere i giorni di marchese. Quando, porca puttana non posso chiamarlo. Stasera non se ne fa niente.
Non va mai a finire così. In genere passa la prima elementare, perché se la ripeti anche solo una volta i tuoi genitori dovrebbero lanciarti dal Taigeto (per la cronaca, nessuno spartano mongoloide ha mai fatto quel tragitto di testa come tutti sanno), arrivi in seconda e il fiocco è azzurro. Il primo pensiero va alle bambine, ma le bambine sono bambini femmina e non verranno mai e poi mai prese per il culo come hanno fatto con te un anno fa.
In terza è rosso, in quarta verde. In quinta è un tricolore. E tu capisci, o meglio ti ricordi, perché sei sempre in mezzo alla notte con nome e cognome, che la mancanza di coordinazione occhio mano è all’origine della pizza.
Hai fatto casino sul fiocco ed è pieno di macchie. Questo è il motivo.
Vedi il tavolo di legno su cui hai inciso a mezzo centimetro di profondità il tuo nome, e tuo padre ti gonfia perché il tavolo è quello dell’ingresso. Tu non lo volevi fare. Non c’era premeditazione. Non è come quella volta che hai rotto un intero vaso e gli hai pure detto “Quanto vuoi, te lo pago.” E da quel momento hai la testa che ti rientra sul lato sinistro perché lì ti è arrivato il cazzotto.
E vedi anche che quel cazzotto a quattro dita chiuse ti ricorda i cartoni animati. Quelli belli che non fanno più. Quei capolavori degli anni ottanta. Gli stessi anni che condividi con la persona a cui vuoi bene, solo che lei è più grande di te. Le cose se le ricorda benissimo… tu no. Tu te le ricordi solo quando ti vengono alla mente tutte insieme e ti spappolano le viscere.
Nelle notti con nome e cognome, ti viene in mente la prima volta che hai fatto a pugni. E ti hanno rotto il labbro. Ma tu lo hai attaccato alla porta di ferro delle palestre delle scuole medie. Quando in quelle palestre ci andavi tre volte in una giornata, il venerdì.
Educazione fisica, doposcuola e pallacanestro. Tutto il venerdì. Tutti i venerdì. Centocinquanta volte in tre anni.
Potevi scomparire in un fosso, ma tua mamma sapeva che eri là. Perché era venerdì.
Ligabue. Sono qui per l'amore. Nome e Cognome (2006)
Pochi conoscono la storia di Dick Whittington.
Si tratta di una leggenda dell'Inghilterra medievale, una storia che inizia con "Once upon a time", e che come tutte le storie simili racconta delle vicende, avventurose o meno, di un personaggio che oggi è ancora molto caro alla Gran Bretagna rurale.
Il nome completo sarebbe Sir Richard Whittington, ma questo ormai non è più così importante.
Da tutti conosciuto come Dick, era l'ultimo figlio di un ricco possidente, e come tutti gli ultimi figli, non ebbe diritto a nulla più che le sue braccia per procurarsi un minimo di sostentamento.
Le scarse eredità del padre (questo racconta la favola) andarono tutte al figlio maggiore che, per ragioni storiche e soprattutto letterarie, non si preoccupò neanche lontanamente di condividere con i fratelli il proprio privilegio. Sono atteggiamenti da parabole bibliche, non da campagna inglese a cavallo tra Tre e Quattrocento!
Il giovincello dovette perciò arrangiarsi. E dai e dai riuscì a imparare il modo migliore per procurarsi un tozzo di pane: lucidare scarpe a chi gliene avesse fatto richiesta.
Il primo salario, della considerevole entità di un penny, avrebbe potuto alimentare il grasso filone di un'altra potente tradizione tipicamente british, riassumibile nel poeticissimo binomio "Alcool e Puttane"...
MA
la Regina Vittoria non era ancora stata neanche abbozzata nei pensieri dinastici dei sovrani inglesi. Anche perchè tra l'epoca di Enrico IV Lancaster e il casato degli Hannover ci passa in mezzo il Tamigi, piene comprese.
QUINDI
l'ipotesi che il povero Dick Whittington potesse costituire il giro di boa per tutta una tradizione letteraria è remota e onestamente improponibile.
Il gin e le whorehouses arriveranno solo quattro secoli dopo e i personaggi avranno (letteralmente) un altro taglio... normalmente procurato da un illustre Londinese... Jack the Ripper.
Di certo, dopo una giornata di lavoro, tra l'essersi alzato presto, aver certamente discusso con qualche capobanda per il posto da occupare, essersi fatto un culo come un castello (siamo nel Medioevo, non posso mica scrivere "come un capannone"? Troppo anacronistico!) aver pulito scarpe gratis et amore dei e aver guadagnato in totale UN penny... bhè, parliamoci chiaro, una birra ci sta troppo bene!... Però Dick è un sentimentale, un introverso. Soffre la solitudine, dorme male di notte, parla da solo... insomma... ha bisogno di un amico. E decide che il sistema più semplice per risolvere il suo disagio è comperarselo!
Si guarda intorno, vede un gatto nero, gli piace e se lo compera. Un penny. Un affare.
Il problema adesso è capire che cosa saprà mai fare un gatto! Per giunta nero!
Comincia la diffidenza. Dick voleva un amico. E si era trovato un gatto.
Non erano ancora del tutto scomparsi i racconti che associavano i gatti alle streghe o alle malattie... e nonostante le campagne fossero ancora un luogo in cui i gatti catturavano i topi e basta, la gente cominciò a sentire un certo disagio al passaggio del povero Dick Whittington.
"Provinciali..." avrà pensato... e decise di trasferirsi a Londra.
Da qui in avanti, la storia si moltiplica in una quantità gigantesca di esiti possibili. Dal gatto che viene smarrito su una nave in partenza per l'Oriente a quella che lo vede impegnato in una fuga rocambolesca per le vie della capitale all'inseguimento di un topo che vive nientepopodimeno che nel Palazzo Reale!
Fatto sta, in tutti i casi lo smarrimento del gatto è il punto di partenza per la successiva fortuna del giovanissimo sciuscià.
La più carina tra le versioni è proprio quella che vede il gatto di Dick intrufolarsi nel Palazzo del Re, infestato dai topi, e farli fuori tutti senza pietà. Il Re decide di ringraziare il gatto ricoprendolo di tutti gli onori e quando lo presenta al Popolo di Londra, il lustrascarpe, disperato per aver perso l'unico amico che avesse mai avuto (a pagamento, si, ma che importa!?) lo riconosce e chiede al Re di restituirglielo...
C'è un aspetto rivoluzionario della vicenda che mi ha sempre fatto sballare... questo povero mentecatto che si presenta al Re in persona a reclamare il suo animale domestico. Immagino la faccia...
Fin qui la favola.
Da qui la leggenda dei vicentini.
Il pettegolezzo nazionale addita i vicentini come "Magnagati" a seguito di qualche non ben chiarito episodio probabilmente connesso con la Seconda Guerra Mondiale. In realtà la storia è un po' più vecchia.
Risale a quando Venezia aveva il dominio su tutti i territori del Nordest.
L'adagio popolare diceva:
"Veneziani gran signori, Padovani gran dottori, Vicentini magnagati, Veronesi tuti mati!"
E in effetti non era molto distante dalla verità.
Tra il 1000 e il 1793 a Venezia si contano circa 65 epidemie di Peste... inevitabili per una città che commerciava con l'Oriente e vedeva arrivare nei propri porti qualche centinaio di navi al giorno.
Durante l'ennesima pestilenza a Venezia, intorno al 1470, il Doge chiese alle città della Repubblica di inviare dei gatti che fossero in grado di cacciare tutti i topi dall'Arsenale.
L'unica città che non inviò niente fu proprio Vicenza.
Il Doge, a metà tra l'incazzatura e l'abbattimento, pensò bene di commentare la "prontezza" dimostrata dai Vicentini.
"Ma i Vicentini i gatti se li mangiano???"
Inevitabile la persistenza fino ai giorni nostri dell'infamante nomignolo...
Gironzolando nel Web, come al solito, mi è però capitato di pensare che se tutti avessimo fatto come i Vicentini, probabilmente oggi ci saremmo potuti evitare certe notizie.
1969 - Antoniano di Bologna
Va in onda, per la prima volta in Eurovisione, la 10^ edizione dello Zecchino d'Oro, uno dei più prestigiosi e amati concorsi di canto dedicato ai bambini. Ancora oggi in onda.
Tra le canzoni in gara ce n'è una che segnerà inevitabilmente e per sempre la psiche di decine di migliaia di bambini, ora stimati professionisti, tra cui mia mamma.
Questa:
.: V. Pastorelli - Volevo un gatto nero :.
Peccato che di mestiere oggi faccia la Maîtresse*... Misteri della genetica.
Voleva un gatto nero, è diventata una pantera.
Avrà mica preso spunto dal Mago Zurlì?
Bella Bagheerona mia!
« Tutti conoscevano Bagheera, e nessuno osava attraversare il suo cammino; perché era astuta come lo sciacallo, coraggiosa come il bufalo selvatico, e scatenata come un elefante ferito. Ma aveva una voce dolce come il miele selvatico che cola da un albero, e la pelle più morbida del velluto. »
Rudyard Kipling
IL GATTO ME LO TENGO E NON DO NIENTE A TE!!!
Cool...
*: VINCENZA PASTORELLI fa la maîtresse! NON mia mamma!!!
photo: Calaveracafè...
ma attualmente in possesso di una certa persona a Rio de Janeiro
Non basterà mai una canzone. Allora devo per forza trovare un sistema più sicuro per cominciare a farti capire che cosa vuol dire essere innamorati di te.
Spero che questa foto, come inizio, sia sufficiente. Soprattutto perchè sai benissimo su quale altra pagina si trova, in questo immenso mondo virtuale che è il web.
Sembra una stronzata, però anche solo questo è abbastanza per farti comprendere.
Questa foto è sulla mia e sulla tua pagina. Il posto in cui ognuno di noi scrive la sua vita. I suoi frammenti. Il proprio modo di affrontarla.
Il web è un universo vasto.
A volte complicato. A volte semplice.
A volte lontanissimo e a volte vicinissimo.
A volte niente di tutto questo...
A volte è il posto in cui posso dirti che ti amo guardandoti nell'occhio vivo della webcam.
A volte... ma solo a volte... è il posto dove vorrei non doverti più vedere.
Perchè allora... e solo allora... vorrà dire che non ne avrò più bisogno.
E svegliandomi ogni giorno, ti incontrerò vicina a me.
Fino ad allora, dovunque tu sarai, io sarò con te.
Fa un po' impressione pensare che quando sei abituato a bere qualcosa dopo i pasti , sorseggi l'aspirina effervescente come fosse un Whisky sour. E tutto diventa più sordido se realizzi in tempo che la hai appena mescolata con una paletta da cocktail della Skyy Vodka.
Il divano verde sporco (nel senso che è un divano sporco coperto da un panno verde...) mi accoglie con la sua forma ormai priva di forma. A forza di sedersi, vuoi per l'effetto Homer Simpson, vuoi per la veneranda età del complemento d'arredo, ha perso ogni comfort. E si è ridotto ad essere un misero strumento di arredamento privo di personalità. Sorte che per inciso condivide con una quantità incalcolabile di esseri umani.
La finestra del Media Player aperto mi ricorda che la canzone che sento non è frutto della mia immaginazione. Alceu Valença - La Belle de Jour. Ripetitiva e cullante... proprio quello che adesso ci vuole.
Sto di merda, nel senso che ho qualche decimo di febbre e un po' di spossatezza generale. Ma la cosa che più di tutte mi fa stare male è un doloricchio sopra l'occhio sinistro. Appena muovo l'occhio verso sinistra o destra mi fa male tutto intorno. Sapevo che in genere questo è uno dei sintomi della febbriciattola parainfluenzale... ma perchè ce l'ho solo ad UN occhio? Capito che sono "mezzo malato" ma non intendevo fino a questo punto!
Ad ogni modo, ho la strangrande maggioranza dei sintomi del doposbornia...e non ho bevuto niente di niente. La sostanziale differenza è che non ho dolori di stomaco. Però devo anche annotare che sono stati egregiamente sostituiti da poderosi dolori articolari. La schiena a pezzi.
Devo aver preso freddo (MA VA?!?!?!) eppure non riesco a ricordarmi quando. Ho avvertito un poco di freddo la sera del compleanno di Tolis, e in effetti lo sbalzo termico tra dentro e fuori era impressionante... però non al punto di destabilizzare qualcuno in questo modo. A maggior ragione che avevo due-dico-due maglie di lana addosso!
Eppure un sospetto ce l'ho... deve essere stato qualcuno nel locale dove poi ci siamo spostati a festeggiare. Una di queste maledette pseudo discoteche in centro... imbottite di gente e assolutamente senza spiragli d'aria. Il caldo, il fumo, il sudore misto ai vari profumi... vuoi che qualcuno di questi animali o qualcuna di queste zoccolette non avesse già l'influenza?
La cosa comunque è preoccupante sul serio. Sono tantissimi i ragazzi che vanno a ballare completamente ribaltati di coca. E le ragazze sono diventate eteree... vengono e vogliono essere trattate come oggetti. Anzi, neanche oggetti... soprammobili! E poi c'è anche chi mi dice che in questo posto si sta bene.
Una cosa del genere la potrei capire in città grosse, ma questo buco che c'entra? È una realtà troppo piccola per potersi permettere questi atteggiamenti, queste pose da superstar.
A proposito di superstar! Sono riuscito a fare due volte il Due al Superenalotto... niente male. Non vinci niente, però ti resta la soddisfazione. In compenso con la schedina giocata con Fede e Marco, bhè, sticazzi. Là siamo arrivati all'uno! Però è un inizio! Si riuscirà ad ottenere il nostro risultato! Siamo fiduciosi.
Tutto era iniziato per sfottò...
"Ma si! Giochiamoci na schedina!"
"Che numeri vuoi?"
"Quanti devono essere? Solo sei?"
"No, ci sono anche i sistemi, gli integrali, le basi e varianti..."
"Eh?..."
"Vabbè, bastano sei..."
Abbiamo messo insieme numeri e soldi. Incoscienti del fatto che stessimo organizzando una scommessa a distanza di mezz'ora dalla fine della serata. Serata molto ma molto lunga...
Non ci abbiamo messo poi tanto a renderci conto della stronzata fatta.
"Ce la giochiamo per 15 giocate di fila! Tre settimane!"
...
"Va bene! Quanto ci costa in totale?"
"15 euro!"
...
"Mmmmh... bene...e allora... perchè ne abbiamo messi 18 a testa?"
...
...
...
"Ooops! Mi sa che ho fatto male i conti..."
Ed è così che stiamo giocando da due settimane e ne abbiamo per i prossimi quattro mesi...
anyway!
Il locale pullula di personaggi al limite del surreale.
Sabato sera eravamo al lavoro.
Serata tranquilla. Troppo tranquilla. Di quelle che ti aspetti l'inferno. E invece ce lo dovevamo immaginare che sarebbe arrivato l'inferMo.
All'una e trentacinque circa (Geniale quanto involontaria citazione di Vinicio Capossela! Grande Vinicio! - però è vero... era quasi l'una e trentacinque...) entrano in gioco la Danimarca.
Una coppia sulla trentina, già vista qualche giorno prima. Bevitori in gamba. Di tutto rispetto.
Coppia simpatica e divertente. Lingua dominante: Inglese. No Problem!
Si siedono sul divano, ci salutiamo, e ordinano da bere.
Passato il primo giro... e di li a poco anche il secondo... il ragazzo richiama la mia attenzione.
"Pronti!"
"Senti... volevamo farti una domanda... ma tu cosa penseresti
di una coppia nuda che beve su questo divano?"
"... Assolutamente normale...perchè?"
"Ma come normale?"
"Normale perchè ci teniamo che le persone si sentano lbere di esprimersi come vogliono"
"...ah!... e mi offri da bere?!"
...
"Bhè... si, perchè no?!"
Quanto tempo sarà passato? Due, tre minuti?
Torno indietro e si era tolto le scarpe. Ho preso due shot di vodka e glieli ho consegnati.
Neanche il tempo di tornare indietro a posare i vuoti.
Torno indietro, noto che gli altri clienti si guardano a metà tra lo stupito e l'imbarazzato...
"No.... no..... no.... SI!"
Nudo.
I boxer addosso, ma per il resto completamente nudo.
Gli ho offerto da bere.
Che si poteva fa? Avevo alternative?
Scoprimmo solo in seguito che non è un pischelletto... è un ingegnere capo. E costruisce pale eoliche.
Un genio.
Un maledetto genio.
Solo che adesso, quando vedo una pala eolica... mi viene in mente un uomo nudo.
Brutta bestia il cervello.
Notte fredda, a cavallo tra l'autunno e l'inverno. Io dall'altra parte della città. 4 di notte.
Inevitabile camminare un pochino per smaltire certi pensieri. Ancora non si sa niente. Ancora non è dato conoscere l'ineluttabile destino. Sensazione di soffocamento. E solo più tardi scoprirò di non essere il solo a provarlo.
In tasca avrò a occhio e croce sette euro. Mi fermo a prelevare. Sono in piena zona rossa... almeno di notte. Sono strade che conosco. So bene chi ci puoi trovare di notte. Solo loro. Solo le eterne, potenti, indispensabili puttane.
Chiamo un taxi.
Aspetto il taxi.
Mi guardo intorno.
La prostituzione mi affascina. Dal Red Light di Amsterdam alle vetrine della stazione Nord di Bruxelles. Da Place Pigalle, all'ombra di Gustave Eiffel, alla turistica Plaka, protetta dal Partenone. Le prostitute sono tra le cose migliori di questa società. Ogni ulteriore chiarimento va affrontato in separata sede.
Dal punto in cui mi trovo ne vedo una. Alta, bionda... sulla trentina. Occhi piccoli e scuri. Stivali. Of course.
Passa qualche macchina, qualcuno si ferma. Potenziali clienti. Io mi metto leggermente in penombra. Non posso interrompere una transazione d'affari. Questo è comunque un business.
Scivola veloce anche una volante della polizia. La discrezione della sexworker è requisito essenziale. Si gira senza fretta. E alla fine da le spalle alla sbirreria proprio nell'istante in cui questa le transita accanto. Indietreggia senza fretta. Arriva un'altra auto. Sembra un ragazzo giovane. Ma non si capisce granchè.
Saluta una morettina. Molto bella, devo ammettere. Lei scende. Lui riparte. Altro giro altro regalo.
La bionda è ancora lì.
Arriva il taxi. Salgo, e filo via verso casa.
Non ho pensato onestamente a che cosa l'autista possa aver fantasticato. In fondo io ero dove non si potrebbe equivocare. Ad ogni modo. Me ne fotto. Nervosismo, tensione e stomaco in subbuglio sono già saturi di pensieri.
Sveglia alle 12.00 e poco meno. Mi alzo, riesco anche a risolvere il nodo che mi ha sfondato lo stomaco tre giorni. Con lei che non si è fatta sentire. Svanita. Una stupenda bolla di sapone.
Attraverso la stanza con il cranio tra le mani. Più ospedaliero che shakesperiano. Amletico senz'altro. Il dubbio c'è stato eccome.
Preparo il caffè. Angel parte un paio di giorni. Gegè è in facoltà. Stephanie senz'altro in Valdarno...
Due cucchiaini di zucchero. E lo zucchero finisce. Tanto devo uscire.
Vado in posta, prioritaria fatta. Dovrei mandare i soldi ad Aggeliki... ma mi sono dimenticato. Li ho a casa custoditi con gratitudine.
La lavanderia è chiusa, l'enoteca pure. Non ho voglia di pranzare. Non ho fame.
Ah, lo zucchero! Entro al supermercato. Proprio accanto alla porta ci sono tre donne che si spartiscono la spesa. Anche se ho il sospetto che non si tratti di spesa fatta, ma dei prodotti invendibili che sono stati accantonati fuori dal personale di servizio. Non ne ho la certezza, il mio ragionamento si ferma qui.
Prendo lo zucchero. Aspetto di pagare.
La cassa è lenta, come al solito. Ma da sicurezza. Una cassa rapidissima mi farebbe sentire fuori luogo o a rischio di pericolo imminente. Invece è tutto come te lo aspetti. Il cassiere coi suoi bei brufolotti... la vecchina che paga in monetine, quello che chiede di passare perchè ha solo una cosa, fa subito.
Io ho in mano solo lo zucchero. Lo faccio passare. Non si dica che ho intralciato il destino! Magari esce due secondi prima di me e lo investono. Potevo essere io... invece... "Prego! Passi..."
Mi volto annoiato. Ma più per ruolo che per noia. Quando si fa una fila bisogna essere annoiati. La gente deve pensare che nella vita la cosa meno eccitante che hai fatto è stato il corso di bungee jumping, per questo, ora, ti annoi.
Guardo le facce, chi stanco, chi annoiato (ah, ma tu eri quello del corso eh? mmmh... mi ricordo di te...)
Poi, il miracolo. Due file dopo di me c'è una bionda. Occhi piccoli e scuri. Stivali. Of course.
Paradossale.
Ho formulato per istinto un unico pensiero:
"In questa città, è più facile incontrare le puttane che le persone a cui vuoi bene."
"The past and future are veiled. The past wears the widow's veil. The future, the virgin's."
- Richter -
Dal passato si impara. Questo insegnano tutti.
Dal passato bisogna cavar fuori il meglio di quello che vorrai essere.
Dal passato si deve capire chi, cosa e perchè può far parte della tua vita. Almeno credi.
72 ore senza senso. Passate.
Passate senza dormire.
Passate senza sapere.
Passate senza motivo.
E l'unica cosa che mi resta, adesso, è sapere che si può arrivare a fare anche questo per colpa della sensazione di soffocamento. Sensazione che ho provato come e prima di te.
E mi ha fatto a pezzi in un'altra vita. Quando il mio mondo ruotava intorno a cose che oggi non mi sognerei nemmeno di pensare.
Solo che non mi sono mai nascosto. Non ho avuto la possibilità. Io combattevo contro cose che ti venivano a cercare anche tra due sorsi dello stesso vino. I crampi allo stomaco per il dolore. Il pavimento che diventava sempre troppo vicino, ogni volta che ci cadevo in ginocchio e non avevo la forza di rialzarmi.
Ma mi sono sempre rialzato. E sempre da solo.
Ho cercato di abbattere muri interi con la forza di un urlo. Avrei voluto vedere le macerie di qualsiasi ostacolo, arrivando a desiderare, le macerie di ogni pezzo di mondo. Ho percorso le stesse strade migliaia di volte solo per poter dire a chi doveva ascoltarmi quello che credevo di non poter più dimenticare.
Sono qui oggi. Con la forza di quello che sono stato. Ci ho messo un tempo incalcolabile. Anni interi per smettere di ricordare. E comunque, incapace di dimenticare.
Il mio passato fa parte di ciò che sono. Probabilmente ne è la struttura di base. L'ossatura portante.
E non sono il primo nè l'ultimo. Avere un'anima fatta di mille pezzetti ricuciti insieme non è un mio primato. Chiunque, qualunque uomo che per un istante si è fermato a riflettere ha sentito lo squarcio.
Poi, passando il tempo, realizzi che di anime non ne hai un armadio pieno. Ne hai solo una. E te la devi tenere fino alla fine. A forza di cuciture e cicatrici.
Hai tutto il tempo che vuoi. Te l'ho già detto.
Ma stavolta, il tempo scorre senza di me.
.: Thick as a brick :.
Really don't mind if you sit this one out.
My words but a whisper -- your deafness a shout. I may make you feel but I can't make you think. [...] your love's in the sink.
Non c'è niente di cui lamentarsi. Il mondo continua a girare senza strappi.
L'esatto contrario degli autobus urbani.
Raffaele è dottore, Giulia continua a cominciare qualcosa, Pietro si domanda quale parte del corpo ti fa schifo e io scribacchio in preda al mal di testa.
L'unica soddisfazione è la radio. Uno splendido Jazz soft e ricercato. Si trova gironzolando un po' in internet, ma poichè di sabato pomeriggio... tra chi fa la spesa e chi si organizza per la serata... non c'è tempo per andarsene in giro a cercare... per comodità basta cliccare qui sotto.
Il ritorno dalla Grecia, ad agosto di quest'anno, è stato traumatico.
O per lo meno, avventuroso.
Ho passato qualche giorno a crogiolarmi al sole del lunghissimo lungomare di Atene, giusto un attimo prima di ripartire in direzione casa e Spagna.
Ho avuto il tempo di riordinare le idee. Qualche ora per pensare a cosa quel viaggio mi abbia lasciato dentro.
E sicuramente, al di là di ogni previsione, quello che più di tutto si fa sentire è la voglia di ritornare. Anche ora, anche subito se necessario.
Invece sono qui a mediare e meditare. Il mio futuro, la fine degli studi e tutto il resto. Voglio arrivare in fondo a questa laurea bestiale. Voglio portarmi a casa il risultato prima che sia troppo tardi.
Le dita volano sulla tastiera. I pensieri mi stanno scivolando fuori quasi in automatico. È liberatorio, e soprattutto estremamente utile. Non avrei pensato fino a qualche anno fa che un blog a modo suo potesse essere tanto importante. Da qui posso raccontare come vedo il mondo, e in particolare quello che del mondo osservo da un punto di vista privilegiato. Esentasse, automunito e irresponsabile.
Tolis mi ha contattato via msn alle undici passate. Si era appena svegliato. Dalle nove di ieri mattina.
Come posso biasimarlo? Ha fatto bene. Era stanco e ha dormito. Va bene così mwro. Ola kalà.
Ed è proprio questo ola kalà, questo tutto a posto sibilato a farmi ricordare la Grecia.
Thanassis. Quel grande piccolo genio in Ducati.
La notte in tenda ad Armenistis, quando mi guardava e l'unica domanda era: "Are you ready for another trip?"
Musica ad un volume udibile, decente. E sistematicamente partivano pezzi che ti cullavano. E la tenda non esisteva. Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. Sosteneva Nietzsche. E ripete quel mostro sacro del Livio.
La musica si diffondeva morbida. Arroventava le pareti di quella specie di pergolato sintetico e (almeno teoricamente) termoriflettente e ricadeva dall'alto, come una pioggerella fine e costante. Ogni nota rimbombava con quel tocco leggero che una giornata al sole rendeva indispensabile.
Mythos a portata di mano. Accendino appeso fuori. Qualche zampirone antiparassitario in circolazione e qualche "OOO Paokara!" strillato ogni tanto. Ma mai da me. E nemmeno da Jeff. Nessuno dei due lo pensa.
Tra i pezzi suonati, uno in particolare ha fatto da colonna sonora.
Un pezzo che, una volta tornato, mi sono preoccupato di andare a studiare, scoprendo cosine interessanti e per niente scontate.
Nel 1971 nasce a Chicago Felix Stalling Jr. meglio noto come Felix Da Housecat, dj e produttore di musica elettronica pure Clubbing e di house. Ma pioniere di un sottogenere burlesque chiamato Electroclash; un mix di Punk, New Wave, Electropop, Dance e Italo-disco nato alla fine degli anni '90 e completamente immerso nel Camp dei '70 - '80.
Per la cronaca, il Camp non è un genere musicale. Ma un atteggiamento sociale, consistente nel palesare ostentatamente caratteri Kitsch in maniera sofisticata, deliberata e consapevole nell'Arte, nell'abbigliamento e nei modi. Si ha notizia per la prima volta dell'uso di questo termine in una specie di dizionario pubblicato nel 1909, il "Passing English of the Victorian Era" in cui è citato come:
"Actions and gestures of exaggerated emphasis. Probably from French. Used chiefly by persons of exceptional want of caracter"
("Azioni e gesti di enfasi esagerata. Probabilmente di origine francese. Usato principalmente da persone che dimostrano un'eccezionale mancanza di carattere”). Ah, gli Inglesi! Black Humour come se piovesse.
In compenso, però, è stato anche ampiamente analizzato in campo accademico seguendo il solco tracciato da Susan Sontag nel suo "Notes on Camp" (1964). Oggi le sue teorie, utilizzate solo come riferimento analitico di partenza, si sintetizzano in una frase che per quanto bacchettona ha il suo perchè, o per lo meno, lo aveva per gli accademici della prima metà dei '60.
"Camp is a solvent of morality. It neutralizes moral indignation, sponsors playfulness"
ehehehe... la Sontag... e pensare che io ho fatto del Camp uno stile di pensiero. Il mio.
Comunque, dicevo, nel '71 nasce Felix Da Housecat. Che oltre a fare il Dj, si è preoccupato di aprirsi un varco nella carriera di artisti più o meno noti, degni e ascoltabili. Nell'ordine:
- Madonna (e fin qua...)
- Garbage
- Chemical Brothers
- Kylie Minogue
- Paola e Chiara (mmmh...)
By the way, dopo la non segregabile caduta di stile, risorge attraverso la produzione di diversi remix di pezzi noti, tra cui Madame Hollywood originariamente cantata da Miss Kittin.
Incontra un Canadese, Tiga James Sontag - ricorda qualcosa? - meglio noto come Tiga e parte una proficua collaborazione.
Che si concretizza nel restyling proprio di Madame Hollywood.
Questo.
Indipendentemente dalla qualità, si fanno sentire le campionature. Deliberatamente ostentato. Crudo. Tra il low-fi e la dance... niente di più naïf e meravigliosamente Kitsch.
The Big Dipper, citato nel testo, ha due accezioni possibili.
La prima è questa:
.: The Big Dipper - Ursa Major -30°/90° declinazione 55° :.
La seconda, questa:
.: Jethro Tull - UK 23 Aprile 1976 - 42' 26'' :.
Big Dipper è il nick di Ray Lomas (Brano n° 7), un rocker ormai finito, che nell'abbozzo del progetto che i Jethro Tull avevano intenzione di portare a compimento, sarebbe ritornato sulla cresta dell'onda dopo aver scorrazzato per la città insieme alla sua banda di good boys.
Come War Child, era stato originariamente pensato come un film... ma... ahimè... non ha mai visto la luce.
Appena tornato da un paio di birre.
Emma, Melina... la panchina ghiacciata... e i massimi sistemi in fatto di relazioni sentimentali.
Una serata fredda e bella. Di quelle che tra il freddo, i discorsi, la voglia di non tornare a casa e quel pochino di alcool che scioglie la lingua ti senti padrone del mondo.. o per lo meno di quel metro quadro che occupi.
Domani mattina mi aspettano alla cooperativa per ritirare quaranta bottiglie. Meno male che le avevano da parte! Mi sono sbattuto due settimane per mettere insieme le bottiglie che mi servivano l'ultima volta e mi ha salvato solo la festicciuola organizzata a casa qualche giorno fa. Una cinquantina di persone in 25 metri quadri. Promiscuità a palla... e poi dicono che a casa mia la gente si innamora... per forza!
Gli uomini apprezzano la vicinanza delle donzelle. Le donzelle apprezzano il fatto che a quella distanza sia fisicamente impossibile che loro si concentrino sulle tette. Ambosessi apprezzano la mia cucina e l'ospitalità dei miei flatmates e io apprezzo il loro consenso. Un cerchio perfetto!
E come sempre, a un certo punto tutti realizzano che il vino è un elemento chimico curioso.
L'unico solvente che funziona da collante.
Comunque, stasera torno a casa (e che prima o poi ci devo tornà, sennò dove dormo?!?) e mi arriva la mail del più maestoso, gigantesco, incommentabile, meraviglioso, unico e greco tra i miei amici.
0 Lemon!
Citare a memoria la mail, non è possibile. Fisicamente possibile.
Santo Windows mi viene in aiuto e il copy and paste fa il resto.
Eccola!
"siccome sai che non mia hanno ancora mandato la vuotazione da firenze,
e ho bisogno di questo foglio di cazzo per riconoscere piano piano le lezioni,
mi servirebbe un vero amico per aiutarmi.
ho scelto te,
perche sono fido di te (o ho fiducia di te_non imparero MAI questa frase)!!
marcello,veramente,devo che te vada forse prima alla segreteria di erasmus
che si trova in via valori 9.
(e aperta lunedi,martedi e giovedi dalle 9.00 alle 12.30.tel. 055 5030921 e 055 5030922)!
solo dica a loro che non mi hanno mandato la vuotazione e fai qualcosa!
dal inizio mancavano 4 esami ma ora so che manca solo uno che io l'ho passato,
questo di storia della fotografia di prof. brandineli!
e se non ti rispondano niente vai al professore stesso in triennale
(al laboratorio di fotografia,ultimo piano)
e dica a lui che e' stronzo!
lo dovrebbe mandare un secolo fa!!
ho mandato due mail a lui, e lui ancora non ha datto il mio vuoto alla segreteria..
non so che cosa altro devo fare..veramente..
dovrebbe essere finita questa situazione!
e stia un po serio davanti a lui perche cosi.pensa che tu sia io!!!
haha.come che saresti io!"
IO AMO O LEMON!
Non sto scherzando. Io impazzisco quando mi manda le mail.
Sei quanto di meglio esiste sulla Terra Leo. Io ti voglio bene.
Non ti cambierei con niente.
ovvero .: Billy Ballo è meglio di Nureyev :. ovvero
.: Il tuo cuore a spatola, spalma amore a rotoli :.
.: Il Topo mangia il Gatto - Francesco Baccini :.
Inutile nasconderlo, Billy Ballo è il miglior ballerino del mondo, almeno a giudicare dai commenti che lasciano gli interna(u)ti di youtube.
Siamo nell'Era della Globalizzazione totale e abbiamo, mai come ora, bisogno di qualcuno che sappia avvicinare popoli e continenti. Billy Ballo è la risposta.
Ad una domanda semplice.
Che nessuno ha mai formulato.
Almeno esplicitamente.
.: Del perchè non esiste niente di tanto pericoloso quanto Il primo giorno di Scuola! :.
Ladies and Gentlemen, ci siamo.
Vi comunico ufficialmente che da questo momento, almeno in alcune regioni del Belpaese (Sempre più distante dalla nostalgica immagine del Viaggio in Italia di Goethe, e sempre più clamorosamente prossimo a trasformarsi in un Formaggio Spalmabile di dubbia provenienza...), le regole sono cambiate e si comincia una nuova vita!
Il primo giorno di Scuola è un trauma serio. L'espressione del novantanoveenove percento dei bambini che varcano la soglia della prima elementare è una miscela di sensazioni forti a metà tra Il Lupo Cattivo e la Bomba Atomica.
Il restante zeroeuno percento deve, secondo me (E anche secondo il Coni), eseguire il controllo antidoping.
Una ben evidente sintomatologia indica che si tratta di microbipedi quasi certamente sotto pesante effetto di Tapazole in posologia di 4g per etto, e non - come sarebbe indicato - 0,4mg per chilo di peso suddivisa in tre dosi ad intervalli di otto ore, che gli inibisce la Tiroide e li avvicina al magico mondo della lobotomia.
Per intenderci, se vostro figlio ha l'espressione di chi da un momento all'altro potrebbe raggiungere il Nirvana MA non è in grado nemmeno a gesti di indicarvi dove "approssimativamente" si trova il più prossimo luogo di culto ALLORA voi siete stronzi.
Avevo in origine pensato di sposare la causa dei bambini e assecondare il loro bisogno di difensori (Oh! Lo ha detto Crepet! Mica il primo imbecille!...).
Ma poi ci ho pensato giusto quei quattro, cinque minuti che mi servivano... E invece di schierarmi oltranzisticamente con questa canaglia di Piccoli Bastardi ho deciso di usare la Grande Madre Rete per avvertire i genitori delle possibili conseguenze delle loro azioni.
Da questo momento in avanti, non appena varcata la soglia della Scuola dell'Obbligo, voi automaticamente siete obbligati a mettervi l'anima in pace.
Per intendersi, sottratti i primi sei anni di vita, di cui siete stati orgogliosissimi, salvo quelle 6 - 7 notti a settimana in cui vi siete dovuti alzare - i meno fantasiosi - o avete dovuto interrompere "ogni attività ricreativa" - i più temerari, e sommati quelli compresi tra l'inizio dell'età matura e la fine della pubertà (per le donne intorno ai 22 anni, per gli uomini "ad libitum") vi rende responsabili del loro mantenimento per almeno un ventennio. Nella migliore delle ipotesi, quello "vero", vi sembrerà Disneyland!
Ricordo, comunque, che almeno un paio di soluzioni radicali al problema si trovano nell'elenco telefonico. Il primo alla voce "Scuola Militare - Nunziatella" e la seconda alla voce "Ugolino della Gherardesca, conte".
Il problema connesso con la disperazione dei bambini in concomitanza con il loro primo giorno di scuola è legato ad un fraintendimento di prospettive.
Non sono ancora coscienti dell'alto potenziale ricattatorio delle loro lamentele da oggi in avanti.
Generalmente, ne diventano perfettamente coscienti intorno alle 13.30, quando, ritornati a casa, si scontrano con una delle più dure prove della loro esistenza e capiscono, senza comprenderlo (almeno me lo auguro!) il significato della Diplomazia.
Il copione è sempre lo stesso:
La domanda catartica è "Allora? Come è andata?"
La risposta, per quanto se ne dica, è la più difficile che un bambino possa darvi.
Il primo istinto è immancabilmente deviato dall'insuperabile retaggio di educazione Borghese-cattolica che vi siete sinora dati cura di impostare nel lungo processo formativo del vostro mostriciattolo.
Il risultato è che il più sensato
"E come vuoi che sia andata? Considerando che mi hai praticamente abbandonato in una sottospecie di bolgia infernale in compagnia di mostri orrendi, non me la sono cavata male e ne sono uscito/a vivo/a senza il tuo aiuto, brutta testa di cazzo!"
si trasforma in un "Bene...ma domani non ci vado."
Il sorriso che vi si aprirà sul volto sarà interpretato come un tentativo di armistizio e vi ritroverete amorevolmente fottuti dalla vostra stessa genìa.
.: Pratica atipica di poetica dinamica
per realistica tecnica catartica da una vita statica e apatica di chiara estetica fallica per cambiarne l'ottica
con forza atomica:.
(In chiave domestica)
ovvero
.: Del perchè osservare il mondo immaginandone "l'altro lato del vetro" mi viene e mi è venuto male. :.
Ho provato a guardare attraverso il vetro. E ho provato tenerezza. E ne provo ancora.
Non è il momento di tirare le somme di come questa estate sia andata. Tutte le anticipazioni che posso dare sono ricollegabili alle conseguenze di questa stagione lunga e corta. Sono tornato finalmente a casa con addosso una meravigliosa sensazione di pace interiore. Mi capita ogni volta che torno dall'estero, proporzionalmente al periodo che all'estero ho trascorso.
E ogni volta che la mia permanenza supera i dieci giorni, qualcosa di quello che ho visto, vissuto, fatto, provato mi rimane dentro. Bella scoperta del cazzo, obbietterà qualcuno. Magari. Magari fosse così ovvio.
Ci sono volte in cui quello che ti resta dentro è nè più nè meno (diosanto quanti accenti ci sono in questo periodo!?) il ricordo di aver provato una bella e/o intensa sensazione di benessere.
MA
cari saputelli, ci vuole un pelino di consapevolezza in più per fare in modo che sia il benessere, e non solo la sua sensazione, a rimanerti dentro. Devi cercare qualcosa. Devi vivere senza che qualcuno ti rompa le palle continuativamente e senza sosta per puro spirito di compartimento della sua insofferenza.
INVECE
sono tornato tra le mie rassicuranti mura domestiche con la assoluta convinzione e il fermo proposito di applicare pedissequamente l'adagio "Carpe diem" e in parole povere fottermene allegramente.
EBBENE
mi sta riuscendo senza il minimo sforzo.
Sono contento di quello che faccio. ('Na vota tanto!).
Sono cosciente dei miei invalicabili limiti. (Evviva la modestia)
Credo che mi preparerò un alka seltzer smaliziato. (Amaro del Capo pronto in freezer)
Ho un unico pentimento.
ANZI
a dire il vero è un rimorso che mi pesa in mezzo allo stomaco come fosse un maledetto macigno.
Ho perso l'immagine.
Ho perso quello che vedevo dalL'Altro Lato del Vetro.
È stata colpa mia. Mi sono distratto un attimo e quel futuro che vedevo in lontananza, deciso ad avvicinarsi senza fretta, è stato soppiantato da un Intervallo d'antan, con pecorelle e tutto il resto. Ho sentito lo stomaco basculare pericolosamente. E ho visto il vuoto.
Brutto a dirsi, ancora peggio a viversi, orrendo a raccontarsi. Ho visto cosa si prova a guardare nel vuoto.
Ora ti guardo, ti osservo, ti penso e ci sto male. Mi hai già detto più di una volta di lasciar perdere. E di smetterla con i vari scusa, mi dispiace, colpa mia eccetera...
Eri bellissima stasera. E grazie mille per avermi dato ascolto. Quello (stata) tra parentesi era veramente fasullo. Così va molto meglio.
Molto. Molto meglio. AVVISO IMPORTANTE
Ricordo a tutti coloro che sono interessati alla Macchina del Tempo che per comunicazioni urgenti mi potete trovare qui Giovedì Scorso.
Come volevasi dimostrare, il risultato me lo sono portato a casa. Un vergognoso 25 che nello stesso tempo riesce anche quasi ad essere dignitoso.
MI massacra la media, questo si. Lo ammetto con un pizzico di orgoglio per quanto ho fatto fino ad ora. Ma fino ad ora c'è stato anche un anno in cui universitariamente non ho fatto niente di niente.
Nel senso.
Ho fatto la vita dell'Erasmus a Firenze. Sono il primo caso in Europa di studente che fa l'Erasmus nella sua stessa città, eppure è praticamente così.
Avrei dovuto fare almeno sette volte quello che ho fatto. Avrei dovuto portare a casa un risultato concreto. Un pezzo di carta che inizia come una bolla papale. Noi Rettore... ma questa Florentina Studiorum Universitas si è affezionata a me.
Che ci posso fare?
Comunque il risultato finale è un esame in meno. Che non è necessariamente un risultato negativo.
Comunque ho imparato tanto da questa giornata.
Uno: La cosa più vergognosa che può succedere ad uno studente universitario è prepararsi per un esame, e alla fatidica data, recuperare dalla libreria il proprio libretto... e SPOLVERARLO! Si! Proprio così... spolverarlo.
Due: Studiare tanto non significa studiare come si deve perchè è sempre più vero che la metà dell'esame la fa il culo che hai.
Forza dell'abitudine o promettente aspirazioni suicide. Fatto sta che anche stamattina sono sveglio alle 6. Per fortuna ho dormito fino ad ora, non mi sono massacrato a studiare come ieri, e ieri l'altro, e l'altro ancora e indietro così fino a quindici giorni fa, quando tutto sto bordello ha avuto inizio.
Ora per fortuna è finita, almeno questo esame.
Il risultato, tutto sommato, è irrilevante. Dopo aver bivaccato (letteralmente, ho fatto la vita signorile che farebbero non una, ma due vacche.) per tutto l'anno, MI sono dimostrato che se c'è da fare e non posso rifiutarmi... ci tengo alle gambine... mi metto d'impegno. E dopo 230 ore di studio in due settimane, mi sembra di aver dimostrato che "volendo" ce la posso fare.
Italian Graffiati passa un pezzo MAI sentito. The Rascals, "Corri nel sole". Sarà il testo, sarà il vago sentore reggae che lo accompagna, sarà la voce caraibica dell'interprete... fatto sta che nonostante il sole non ci sia, stamattina sembrerebbe essere una discreta giornata.
Sul fronte dell'attesa, devo confessare che me la sto facendo sotto dalla tensione. Strano. In genere non mi succede proprio nelle ore precedenti a un esame. Ma stavolta è diverso.
Sarà che l'esame di oggi è VERAMENTE importante... ma mi sto cacando addosso.
Io, comunque, ci vado "Armato fino ai denti".
Se non me li spaccano, mi dovrei portare a casa il risultato.
.: Raffaello - La Scuola di Atene - 1509/1511 - Stanza della Segnatura :.
Prima o poi ci sarei dovuto passare. Capita a tutti i blogger. E per estensione, capita a tutti gli esseri umani. Di tanto in tanto ti serve riordinare le idee in un post senza struttura. Ad immagine unica.
Ti serve perchè la vita di chiunque impatta di tanto in tanto contro dei muri spessi, muri in cemento armato.
Ci vorrebbe un goccio di vino, una serata d'estate e un mare che sciaborda. Ci vorrebbe una finestra. Ci vorrebbe qualcosa che ti dia il tempo di riflettere.
Non so se sia notizia di ieri o di stamane, ma questo post è dedicato ad una persona che non c'è più, e con la quale mi sarebbe piaciuto continuare a parlare come facevo qualche anno fa. Mi sarebbe piaciuto parlargli con la consapevolezza di oggi. Mi sarebbe piaciuto, devo confessarlo, argomentare con lui quei discorsi che spesso mi hanno portato in fondo a discussioni infinite, normalmente condotte con alto consumo di alcool o affrontate con persone con poca consapevolezza.
Non che io ne avessi necessariamente di più, ma di sicuro ero molto più interessato di loro alla ricerca di quello che anche in apparenza poteva sembrare un punto di arrivo. Almeno momentaneo.
Panegirici immensi per spiegare cose che, con di fronte le persone adatte, avrei potuto concludere con meno dispendio di forze.
E oggi, di quel gruppo di persone adatte, ho avuto notizia di un potente e triste assottigliamento.
Alto, magro, distante. Non c'è più.
Attento, cosciente, aperto. Davvero non c'è più.
Pacato, profondo, "giusto". E avrebbe dovuto esserci ancora.
Non è mai stato "paterno", questo no. Non era un professore severo, non era un professore di cui avere timore, ma paterno no. Conosceva il suo mestiere, e di essere un fratello maggiore non ne aveva bisogno. Quando l'intelligenza sa come raggiungere i propri obiettivi, non ha bisogno di sotterfugi.
Bastava ascoltarlo. Sapeva comunque come farsi capire.
L'ho criticato tante volte, per posizioni che a sedici-diciotto anni non capivo, non ero in grado di valutare col senno di poi e l'esperienza. Ma tanto io quanto lui sapevamo che era una fase necessaria perchè io, oggi, ne potessi riparlare con più moderazione, senza la belligeranza di ideali indiscutibili.
Di certo sono molto meno assolutista di qualche anno fa. E molto meno disposto a difendere "l'ovvio".
Oggi non mi pongo più il problema di riconoscere le cose banali. Semplicemente cerco di capire cosa è banale a seconda delle situazioni, e anche questa è una capacità che ho ereditato dagli anni del liceo.
Non è mai stato il mio professore di filosofia, nè di pedagogia, nè di psicologia. Ma era un professore in gamba.
Un aforisma letto chissà dove recitava:
Se vuoi sentire qualcuno che parla bene di te, vedi di morire.
Bhè, stavolta ci ha azzeccato solo a metà. Io parlo bene di Michele solo oggi e tramite un blog. Ma che fosse una brava persona l'ho sempre saputo. "Questo" per me era l'ovvio. Che il professore Casella fosse una brava persona. E non avevo bisogno di dirlo. Lo sapevo io e credo lo sapessero in tanti. Almeno tanti quanti sono quelli a cui, oggi, Michele manca.
.: Se studio con ritmi biologici da Australia il minimo che dovrebbe essermi concesso è di essere lì ADESSO! :.
Cosa ho in comune con i marsupiali in questa immagine?
Semplice
Neanche io so dove sbattere la testa.
Sono venti giorni che un po' più seriamente mi sono piantato a studiare e ho cambiato tutti i ritmi biologici. Dormo dalle 10 di mattina alle 6 di pomeriggio e poi giù di nuovo a studiare.
Sono diventato un australiano.
E il minimo che dovrei poter fare è viverci proprio adesso!
Meno due al Doomesday e io sono ancora appeso a capire i significati reconditi della Tempesta di Giorgione. Interpretazioni immaginifiche, gloriose, misteriche... e poi arriva Settis e dice:
"Hey! Ma sulla facciata della Cappella Colleoni a Bergamo, in alto in alto, c'è un rilievo che parla di quando quegli sfigati dei nostri progenitori si sono fatti cacciare dal privèe del Paradiso Terrestre! È inutile che vi scervelliate! È facile! Batava guardarci!"
.: C'est en faisant n'import quoi qu'on devient n'import qui. :. Remi Gaillard
ovvero
.: IO AMO QUEST'UOMO. :.
Leonardo Da Vinci (1452 - 1519) viene fuori dalle pagine del mio libro ad ogni piè sospinto. Insieme a lui entro nelle peggiori bettole intorno a Por Santa Maria e mi vedo a ridere nell'angolo mentre lo accusano di sodomia nei confronti di un puttano di 17 anni di nome Jacopo Saltarelli. Dopo meno di due mesi lo riaccuseranno di nuovo. Entrambe le volte assolto "Absoluti cum conditione ut retamburentur" )cioè che non fossero denunciati ancora attraverso "Il Tamburo", una specie di cassetta delle denunce anonime posta vicino a Palazzo Vecchio.
Il 9 Aprile 1476 i Signori Otto... specie di commissari all'ordine pubblico, ricevono questa lettera:
Notifico a Voi Signori officiali come egli è vera cosa che Iacopo Saltarelli fratello carnale di Giovanni Saltarelli, sta con lui all'orafo in Vacchereccia, dirimpetto al buco: veste nero d'età d'anni 17, o circa. Il quale Iacopo va dietro a molte misserie et consente compiacere a quelle persone lo richiegono di simili tristizie. Et a questo modo à avuto a fare di molte cose, cioè servito parecchie dozine di pesone delle quali ne so buon date, et al presente dirò d'alchuno:
Bartholomeo di Pasquino orafo, sta in Vacchereccia
Lionardo di Ser Piero da Vinci, sta con Andrea de Verrocchio
Baccino farsettaio, sta da Or San Michele in quella via che v'è due botteghe grandi di cimatori, che va alla loggia de' Cierchi : ha aperto bottega di nuovo di farsettaio.
Lionardo Tornabuoni, dicto il teri: veste nero.
Questi ànno avuto a soddomitare decto Iacopo: et così vi fo fede.
Capito Leonardo?...
Comunque, mentre cerco un momento di pausa, accendo il pc. Controllo la posta. (Niente di rilevante, solo staiano1 che richiede la visione del canale su youtube... va bene... lo farò domani mattina...) mi cade l'occhio su un commento veramente geniale.
C'est en faisant n'import quoi, qu'on devient n'import qui.
Mi metto alla ricerca dell'origine della frase, vera perla di saggezza in una società fondata sul fashion.
È facendo non importa che, che si diventa non importa chi.
(Traducendo letteralmente)
L'autore della frase, multimedialmente parlando, è (ma va?!?) un francese.
Bella stronzata dirà qualcuno... e invece no. Perchè questo ragazzo è VERAMENTE un genio.
.: Del perchè, studiando per 24 ore filate, se perdi i neuroni e cerchi di convincere
un rappresentante della Folletto a venderti a tutti i costi una Mini Cooper
capisci che forse è il caso di allentare la presa.
Almeno un po' :.
Ci sono circa 35 gradi all'ombra ogni giorno. Il frigorifero non regge l'urto.
Compro il latte fresco. Scade dopo quattro giorni.
Alle sette e mezza di stamattina trovo lo Yogurt.
E non l'avevo comprato.
Mi rifiuto categoricamente di continuare la mia battaglia per evitare l'estinzione e mantenere la discendenza verticale della specie.
Con questo, ovviamente, non voglio dire che da oggi in avanti mi asterrò da doveri coniugali e/o occasionali.
Voglio solo dire che sono in piedi dalle 15.30. Di ieri.
Fatte salve le due parentesi di riflessione di:
un Palio della Madonna di Provenzano visto in televisione. (Vittoria dell'Istrice dopo quaranta minuti di Mossa - anche i cavalli ne avevano piene le palle);
un Allenamento serale settimanale degli Sbandieratori. (Squadra insegnata ai ragazzi nuovi, una bandiera involontariamente infilata in bocca al Coach - scusa coach!!! - e due ripetizioni sequenziali della squadra per la gara di Settembre)
l'idea di rimettermi ancora sui libri mi ha fatto sbiancare.
Ma l'esame si avvicina, le minacce di rendere a forza di bombe a mano questa città nuovamente una specie di Terra Promessa, di Ebraica atque Ramazzottiana memoria, nel caso in cui il voto finale sia inferiore anche solo di mezzo punto al 30 devono essere onorate, e il fatto che sia ancora qui a studiare che differenza passa tra Alessio Baldovinetti (che non è amico mio) e il Pollaiolo (ma non aveva messo solo i due bambocci alle tette della Lupa???) tutto sommato non mi dispiace.
Vorrei solo che improvvisamente riuscissi a decidermi a sbattere la testa violentemente contro il cuscino e svenire per almeno otto canoniche ore di meritato riposo.
A conti fatti ho studiato per 48 ore... solo negli ultimi tre giorni. Mi perdonerà il sito che ospita questo blog... ma mi sento molto vicino ai cavalli del Palio di ieri.
Per i meno svegli. Ne ho le palle piene.
"Copias et varietas" gente... credo che torneranno utili anche a voi.
.: Del perchè se non passo sto cazzo di esame ti faccio vedere come Firenze diventa Baghdad :.
.: 1480 - Prospettive Urbinati [La Città ideale] - Scuola Italiana :. Urbino - Galleria Nazionale delle Marche
La cosa che mi innervosisce è che non riesco a catturare il senso del testo. Non c'è niente di complicato! È tutta teoria porca miseria. Non ci sono esercitazioni.
Si parte dal 1370 e si tira giù dritto fino alla fine del Settecento.
Cosa c'è di così trascendentale?
Studio tutta la notte. Domani ripeto l'operazione. Ci saranno in mezzo anche gli allenamenti, ma fa niente. Ho ancora quasi sei ore da quel momento finchè non mi disintegrerò a letto. Speriamo di farcela.
Cerebralmente le cose sembrano stazionarie, nel senso che continuo a non capire niente come al solito, ma ho tutta l'intenzione di venirne fuori senza tanti fronzoli. Gli esami sono due. Praticamente identici. E poi si ricomincerà da capo per gli altri 4.
Mi alletta sempre l'idea di sdraiarmi su qualche spiaggia in attesa di essere salvato da Greenpeace. Ma non credo che sarà così facile convincere i professori di quanto io sia sostanzialmente in buona fede.
Per ora reggo l'urto. Poi vediamo.
Torno sui libri.
E mi affido al Vasari.
Se le cose vanno male, sappiate che siete avvisati. Io è da qualche anno che non la sopporto più sta città. Se avete pensato di farvi il 9, 10 e 11 a Firenze, preoccupatevi almeno di contattarmi con qualche giorno di anticipo.
Vedrò cosa posso fare.
.: 10 Luglio 2008 - Prospettive Personali [La città ideale un cazzo] :.
Carcere di Sollicciano -Collezione "Permanente"
Salute a tutti... tranne quelli al mare. O in montagna.
.: Tras las mejores razones para mudarse en Madrid... :.
ovvero
.: Perchè andarsene in Spagna potrebbe essere una delle scelte più intelligenti fatte da un bipede :.
La Spagna, anzi, "la Roja" è ufficialmente Campione d'Europa 2008. Gli Europei non sono stati facili. Meno ancora è stato per i fratelli iberici digerire la notizia di dover affrontare l'Italia "Campione del Mondo" ai quarti di Finale. La triplice maledizione.
Uno: Perchè la Spagna negli ultimi 44 anni non è mai andata oltre i quarti di un campionato.
Due: Perchè per un motivo o per un altro, l'Italia passa sempre.
Tre: Perchè l'Italia ai rigori non perde mai.
(Eh?! Ma quando mai??? I rigori ci vanno sempre nel... - tranne che con la Francia...)
E invece grazie alle scelte sempre oculatissime del nostro CT (non scriverò più il suo nome neanche dietro minaccia di farlo ritornare in panchina!) che ha deciso di non rendersi conto che avevamo una voragine lentissima in attacco. Che ha deciso che gli unici due a dover essere perennemente confermati fossero Buffon - e vorrei pure vedere - e Toni (macomesifacomesifa?!?!?!). Che ha optato per non far giocare mai più Materazzi - tra l'altro vorrei capire perchè, considerato che nella prima partita con l'Olanda non è stato più inutile degli altri dieci in campo... Che ha deciso si di mettere in campo Cassano (io lo avevo detto da molto prima dell'Europeo che era l'unico in grado di mettere in crisi le difese avversarie... ci tengo a questo primato!).
Grazie al nostro Ct la Spagna è passata alla grandissima. Nonostante bisogna notare che durante la partita non sono praticamente mai arrivati ad essere drammaticamente pericolosi.
Al di là delle polemiche, tanto ormai è finito, e la vittoria della Spagna è più che meritata, il risultato veramente notevole è il bollettino di guerra che si è presentato stamattina ai quotidiani iberici.
Un sunto rapido di quelle che secondo me sono le notizie più assurde e/o atroci per cui mi trasferirei in Spagna anche domani mattina. O stasera, se trovo qualcuno col furgone.
Ad Halcalà de Henares un uomo è stato trovato morto con addosso la maglia della Spagna.
Domanda d'obbligo: Come?
Risposta : Completamente ubriaco ha deciso di festeggiare la vittoria tirando testate al pavimento di marmo della piazza principale. Un genio. La notizia (In spagnolo) si trova Qui.
A Madrid il computo complessivo dei feriti e degli ospedalizzati è di 26 persone. Più 120 interventi delle Ambulanze in tutta la città. (Lo dicevano che sarebbe stata una bella festa!). Notizia qui.
Sempre a Madrid, 52 arresti per atti di vandalismo (stavolta la notizia è meno allettante, ma se si considera che a festeggiare l'Eurocopa c'erano qualche milione di persone... tutto sommato è meglio di quanto si pensi.). Notizia Qui.
A Mòstoles, la città natale di Iker Casillas, è stata promossa una iniziativa popolare perchè il comune approvi l'omaggio proposto per celebrare la mamma del portiere spagnolo.
L'omaggio è sembrato dovuto anche perchè durante i rigori proprio contro l'Italia, la signora ha pensato bene di svenire durante una delle parate.
Signora! Ma che poca considerazione ha di suo figlio!!!
Finora sono state già raccolte qualcosa come seimila firme e l'iniziativa continua a prendere piede.
La cosa veramente bella, comunque, è che per il nome da dare alla strada non è stato promosso il nome della signora, Maria del Carmen, ma direttamente il nome della Madre che ha partorito Casillas. Una riabilitazione dell'espressione: "...y tu madre que te pariò"... generalmente non usata in senso tanto positivo.
Probabilmente, tra la tensione che ha offerto in tutto l'Europeo e le parata spettacolari (Alcune veramente notevoli... niente da dire!), di insulti tra il serio e il bonario se n'è presi parecchi.
Per un'idea dei festeggiamenti di Plaza Colòn date uno sguardo qui sotto: